“L’ALBUM DEI RICORDI”, di Rosa Cozzi

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L’ALBUM DEI RICORDI
Sono qui da sola nella notte senza rumori, niente interrompe questo scorrere del tempo, solo il ticchettio dell’orologio mi fa capire che le ore passano, ed io non riesco a smettere
di sfogliare e guardare le foto di tutta una vita. Quanti ricordi, felici e dolorosi allo stesso tempo, quanti sorrisi e quanti pianti,quante sorprese e quante difficoltà racchiudono questi album.

Il primo contiene le foto del mio matrimonio.
Quella mattina, l’ultimo sabato del mese di dicembre di tanti e tanti anni fa , faceva freddo, era nevicato, il tempo era ancora grigio, incerto, non si sapeva se prendere l’ombrello o incappucciarsi per resistere al freddo pungente.

Ecco il grande momento era arrivato ! Mi sposavo !
Io al braccio di mio padre ,entravo dalla grande porta della chiesa, con dieci minuti di ritardo , infreddolita, con le scarpe con mezzo numero in meno mi stringevano in una morsa dolorosa ,avevo il davanti delle gambe tutte sbucciate con relative croste a causa di una caduta di una settimana prima avvenuta da una scaletta in cemento a qualche metro da casa, avevo rischiato di rompermi una gamba segno premonitore di un destino non ancora scritto.

Non ero pronta al grande passo !.
Nessuno mi seguiva nei preparativi che si prodigano ad ogni sposa quella mattina, nessuno che mi dava consigli o mi coccolasse, uscii fuori di casa con l’acconciatura che scivolava di sghimbescio, difatti i capelli avevano scelto quella mattina di diventare elettrici e farla scivolare ad ogni movimento della testa e senza il velo davanti agli occhi per celare il mio viso stravolto da una notte insonne passata a chiedermi se scappare in qualche angolo nascosto per non farmi trovare, ma vedevo come soluzione solo la cuccia del cane, sicuramente mi avrebbero trovata subito, o andare al patibolo con stoica
dignità !.

Accolta dal prete con un rimbrotto proferito con voce altisonante dicendomi : “ Sarei andato a Sanremo e tornato “ , perché mi ero permessa di arrivare in ritardo di dieci minuti in quel giorno così importante, con la mia veneranda età avevo “diciassette anni e cinque mesi”, si aggiunse la vergogna con relativo rossore.
Al culmine di tutto questo, l’apoteosi che mi fece prendere completamente coscienza di quanto fosse sbagliato e prematuro quel momento fu quando abbassando gli occhi, vidi un bouquet di fiori in tulle incollato sopra all’inginocchiatoio e con gran rammarico mi resi conto che il mio bouquet in tulle che tanto avevo cercato per giorni e giorni per avere lo stesso disegno dell’acconciatura era rimasto incartato e dimenticato sopra l’armadio della mia camera.

Ormai confusa, nel panico più totale dal non sapere più come comportarmi, inciampai e le mie gambe si attorcigliarono e il tacco della scarpa destra fini sulla caviglia della gamba sinistra , la calza che era ormai a brandelli mostrava uno strappo enorme e come una pera caduta dall’albero mi ritrovai tra le braccia di quello che sarebbe diventato dopo pochi minuti mio marito.
Incominciò così la mia avventurosa vita matrimoniale…

di Rosa Cozzi
da ” I miei primi vent’anni “
DL. 1941/633

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