Decreto Dignità, la posizione di, Di Maio M5S e dei politici di opposizione, pro e contro

di Pier Carlo Lava

A seguire le posizioni sul Decreto Dignità, di Luigi Di Maio M5S, Matteo Renzi PD, Silvio Berlusconi Forza Italia, Roberto Speranza LeU, Carlo Calenda PD e Teresa Bellanova PD.

Un tema che riveste una fondamentale importanza per quanto concerne: lavoro, occupazione, imprese e futuro del paese, sul quale preferiamo non esprimere la nostra opinione, per lasciare ai lettori farsene una propria, che saremmo lieti di leggere nell’apposito spazio riservato ai commenti sotto il post.

 

Luigi Di Maio M5S

Il pd ha presentato un emendamento per sopprimere l’articolo del decreto dignità che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente.

Nel dettaglio il decreto dignità porta le mensilità minime di risarcimento da 4 a 6 e quelle massime da 24 a 36. Come si può essere contrari a una norma che dà un giusto indennizzo ai lavoratori che subiscono degli abusi? Il loro emendamento non servirà a nulla perché finalmente ormai sono minoranza, ma il segretario del pd potrebbe spiegare a tutti perché un partito di “sinistra” si schiera contro il riconoscimento di maggiori diritti a chi lavora?

Per me è incomprensibile. Da parte nostra continueremo a difendere ed estendere i diritti sociali dei lavoratori e delle lavoratrici, esattamente quello che il pd non ha fatto in tutti questi anni.
Andremo avanti col massimo delle energie perché so che siete con noi, con un governo che finalmente pensa ai cittadini e non alle lobby. Insieme stiamo cambiando l’Italia!

Roberto Speranza Liberi e Uguali

“Sono un uomo di sinistra, eletto nelle liste di Liberi e Uguali. Qualche giorno fa ho depositato formale denuncia contro il ministro Matteo Salvini per istigazione all’odio razziale ai sensi della ex legge Mancino. So di aver assunto una posizione controvento, ma dinanzi a questioni di carattere costituzionale è giusto essere intransigenti”, dice Speranza, che poi sottolinea: “Con la stessa chiarezza voglio dire che non avrò in Parlamento un atteggiamento pregiudiziale nei confronti del Decreto Dignità. Le aspettative, dopo le prime dichiarazioni attorno ai diritti dei riders, erano molto più alte di un testo che pare piuttosto rinunciatario sulle questioni del lavoro e mal orientato su quelle fiscali. Eppure ci sono almeno tre punti su cui ho una opinione favorevole e attorno a cui spero il lavoro parlamentare possa portare un ulterioreavanzamento”.

“Le modifiche alla disciplina dei contratti a tempo determinato e l’aumento dell’indennizzo nel caso di licenziamenti illegittimi vanno nella direzione giusta. I dati dei nuovi contratti di lavoro del 2017 segnalano che oltre il 90% è rappresentato da contratti precari. È una situazione drammatica e insostenibile, il cui prezzo viene pagato in modo prevalente dalle generazioni più giovani. Disincentivare l’abuso del tempo determinato, reintroducendo le causali e attraverso un meccanismo contributivo crescente, è una prima risposta positiva”. Meno convincente la scelta sui voucher. “Mi chiedo, tuttavia, come si concilino queste scelte opportune con il nuovo ruolo che il contratto di governo attribuisce ai voucher, simbolo della precarietà più estrema del mercato del lavoro. È una contraddizione difficilmente comprensibile”.

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Matteo Renzi PD

“Lo potete chiamare decreto disoccupazione, lavoro in nero o gelosia perché Di Maio era geloso della visibilità di Salvini e ha puntato i piedi su una serie di norme nelle quali invece di colpire la disoccupazione si va a colpire chi produce posti di lavoro”, afferma Renzi in diretta Facebook. L’ex segretario del Pd prende in esame i dati Istat pubblicati negli scorsi giorni che fanno segnare “un record storico di occupati in Italia” e certificano che “il Jobs Act ha creato più di un milione di posti di lavoro: la metà a tempo determinato, ma l’altra metà a tempo indeterminato. E comunque meglio a tempo determinato che a casa”.

Silvio Berlusconi Forza Italia

Con il cosiddetto Decreto Dignità il governo Conte-Di Maio-Salvini ha mostrato il suo vero volto. Questo forse è un bene, perché apre gli occhi a quanti fino ad oggi si erano illusi, anche fra gli elettori di centro-destra.

Ma è certamente un male per le imprese, per i lavoratori, per l’occupazione, per i veri e propri drammi sociali che l’Italia deve affrontare: 15 milioni di italiani in condizioni di povertà, dei quali quasi 5 milioni in povertà assoluta, tre milioni di giovani che non studiano e non lavorano, tre milioni di anziani che rinunciano a cure mediche indispensabili perché non se le possono permettere.

Un errore clamoroso, perché in questo modo non si riduce la flessibilità, si riducono i posti di lavoro, e si scoraggiano i contratti regolari a vantaggio del lavoro nero. Chi ha scritto il decreto certo non conosce l’economia reale come chi lavora e chi fa impresa. Un milione di contratti che stanno per essere rinnovati ora sono a rischio e per quasi la metà si tratta di giovani. Secondo le stime, in Italia i contratti regolari a tempo determinato sono 3 milioni, e 3 milioni quelli in nero. Il «decreto dignità» colpisce i primi e finirà con l’aumentare i secondi.

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Carlo Calenda PD

“il decreto dignita avrà due effetti: diminuire l’occupazione ovunque e gli investimenti al Sud (e le reindustrializzazioni). È politica degli slogan non il governo della realtà. Sta al lavoro/crescita come fermare una nave ONG sta alla gestione dell’immigrazione. Pessimo debutto”.

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Teresa Bellanova PD

“Il testo licenziato ieri sera dal Consiglio dei Ministri non sembra legittimare in nessun modo le dichiarazioni pretenziose e altisonanti del Ministro Di Maio che non licenzia per niente il Jobs Act, non parla di tempo indeterminato, irrigidisce senza prospettive il mercato del lavoro. Un effetto certo sarà invece la moltiplicazione dei contenziosi. E’ questa la dignità?”.

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