Il suono della parola

Ricominciai a soffrire d’insonnia. Fissavo il soffitto e lasciavo scorrere processioni di immagini davanti agli occhi, fino a che diventavano così lontane da percepirne solo i contorni. Restavo immobile e ascoltavo il mio respiro amplificato dal silenzio. Patrizia dormiva accanto a me, la sua nudità mi sembrava uno sconcio prodigio. La pelle calda, un bozzolo palpitante attorno a una vita più piccola, un corpo che ne conteneva un altro. Scostavo i capelli e le accarezzavo una guancia, scivolavo lungo l’incavo del collo. Percepivo la giugulare pulsare di esistenza, strisciavo sulla pelle liscia della spalla, sfioravo i seni e contavo le costole, attraversavo la pianura dello stomaco e il pozzo breve dell’ombelico. Mi attardavo sul ventre, tracciando una linea retta tra le punte sporgenti del bacino. Pensavo che sotto quel solco immaginario dormisse mio figlio.

Mi piace questo libro perché parla d’amore. E l’amore, si sa, “move il sole e l’altre stelle”

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