Non c’è nulla da fare.

Pensare è una gran brutta cosa, già.
Perché il pensiero allena e acuisce l’intelligenza, l’intelligenza aiuta a capire meglio il mondo d’intorno, capire meglio il mondo d’intorno significa troppo spesso constatarne le numerose brutture, e constatare le così numerose brutture – quasi sempre ad opera degli umani – significa inesorabilmente guastarsi l’animo e rodersi il fegato.
Fa vivere male, insomma.

Certo, per quanto sopra il pensiero aiuta pure a percepire, comprendere e godere delle tante bellezze materiali e immateriali che ci sono al mondo: ma che succederebbe se le suddette brutture dovessero accrescersi e diffondersi sempre più e soffocare definitivamente le residue bellezze rimaste ad allietarci la mente e lo spirito?

Ah, si direbbe proprio che facciano bene i tanti, tantissimi, che ormai dimostrano di non pensare più, per attitudine genetica, per menefreghismo indotto o per scelta precisa: moriranno cretini ma vivranno spensierati

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