© Lidia Popa - Arte e inchiostro

libro Fabio Strinati

La morte ci accomuna in questo viaggio terreno verso l’eternità. Un fiume di pensieri che straripano, denuda l’animo umano della sua seconda pelle che è un camice di forza che riveste la depressione dell’uomo. Gli invisibili riempimenti mentali dei vuoti si svuotano come pietre sul cammino del nostro poeta, che analizza con la minuziosità tirando le somme come il malato terminale che scopre di avere poco tempo all’arrivo finale. Una corsa di angosce che provano ad abbattere il muro delle vessazioni. Il poeta consapevole di essere mortale è un superstite precario ad ogni ostacolo che incontra, in una catarsi di suoni e di abbandoni. Vive la sensazione di essere usato dell’uomo che si pone inevitabilmente la domanda: “Se fossi morto prima”, della partenza dell’oblio, dell’addio? S’interroga, cerca il suo “Io” dentro l’anima dove “la morte ha un odore di selvatico”, “lasciandosi alle spalle un lacrimoso tramonto,/ che sappia…

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