Ah, che pena, di Valerio Villari

Ah, che pena, di Valerio Villari

Ah, che pena,

che dolore

questo tormento.

Oh, si

vorrei essere la corda

di una strumento;

che tu possa toccarmi

e suonare

la musica che il

tuo cuore

vuol far vibrare

ed io volare

nei tuoi pensieri

con i miei desideri

e sarei

semplice moscerino;

come lui

a girarti intorno

e saresti la mia luce

ed il pentagramma

delle parole,

di ogni parola, amore,

che tu suoneresti

con il tocco

dei tuoi sogni

per la danza

del nostro cuore

Ah, che pena,

che dolore, amore,

non saper io

suonare uno

strumento,

è un tormento

questo mio

che vorrebbe

fuggire

così come farebbe

la mia musica

che fuggirebbe

verso il tuo orecchio

che tante volte

ho baciato

e dal tuo occhio

che tante volte

ho amato,

luce sgorgherebbe

come l’acqua

del mare

au “Claire de Lune”. Ah, amore,

suonami,

suoniamo

e danziamo

sempre

e comunque

anche

se questa

musica

non vediamo,

musica siamo,

lo siamo

e la suoniamo!

Valerio Villari

Luglio 2018 [immagine: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio ” Il suonatore di Liuto” 1596 circa – Olio su tela 94x119cm .

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