Orrore ad Alessandria: donna disabile segregata in casa per rubarle la pensione di invalidità

Orrore ad Alessandria: donna disabile segregata in casa per rubarle la pensione di invalidità

La donna viveva con due cani su un letto, senza possibilità di muoversi e tra i suoi escrementi, in un alloggio del centro di Alessandria: liberata dalla polizia municipale

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Via Brescia ad Alessandria

VALENTINA FREZZATO ALESSANDRIA  http://www.lastampa.it/

I vicini di casa non potevano immaginare cosa avrebbero trovato i vigili in quell’appartamento del centro storico di Alessandria. Si lamentavano da qualche mese con l’amministratore di condominio, che a sua volta cercava di trovare soluzioni con il proprietario, per il forte odore che proveniva da quelle stanze. Persistente, acre, insopportabile.   

Vedevano tutti i giorni entrare e uscire un uomo, sapevano che aveva una «compagna», che aveva presentato come fidanzata o come moglie. «Mai più vista» da quando avevano preso possesso della casa, nove mesi fa. Il proprietario dell’immobile si è rivolto al Comune, la polizia municipale è subito intervenuta. E gli agenti hanno salvato una vita.  

L’appartamento di via Brescia era stato trasformato in una prigione: una donna di 48 anni, incapace di deambulare e con seri problemi di comprensione, era stata chiusa a chiave in una stanza. Non da sola, ma con due cani. Impossibile per lei uscire e quindi anche accedere al bagno. La carrozzina era in un’altra zona della casa, inaccessibile. L’hanno trovata venerdì pomeriggio coricata su un letto su cui ogni giorno faceva anche i suoi bisogni. E che i cani utilizzavano come latrina.   

Senza luce, senza gas, senza acqua, senza telefono. Viveva con le persiane e le finestre chiuse in uno spazio angusto e sporco, insieme ai due animali. Gli unici momenti di «aria» erano al mattino e verso sera, quando il suo «compagno» (conosciuto in chat nel 2011 e di cui si era innamorata) arrivava per darle da mangiare. Nessun altro contatto con l’esterno né con la sua famiglia che da Carpi, con disperazione, la cercava da anni senza risultati.   

I vigili di Alessandria hanno ricevuto la segnalazione intorno alle 13 di venerdì 27 luglio e dopo un’ora, temendo il peggio per la persona segregata in quell’appartamento, erano sul posto. Entrare dalla porta principale è stato facile. Hanno chiamato più volte la signora, che si è fatta trovare con dei lamenti. «Sta bene?». «Sì» ha risposto, mentre i cani abbaiavano. È servito l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la stanza. All’interno, una situazione insostenibile: il letto su cui la donna disabile viveva era bagnato e sporco. Per terra, le sue feci e quelle degli animali, che avevano imbrattato anche i muri oltre ad altre parti della casa, in cui giravano nei pochi minuti in cui venivano liberati.   

Sul tavolo dove alla donna venivano serviti due pasti al giorno c’erano scarpe, sigarette spente un fornellino da campo, bevande aperte. Tutto buttato alla rinfusa, accatastato. Negli armadi altre scarpe da uomo, bottiglie vuote, confezioni di generi alimentari abbandonate come latte o carne, pasta e olio.  

Chi l’ha chiusa lì dentro? Un ragazzo di Cremona che di anni ne ha 37 e che da qualche mese viveva in un altro luogo, sempre in città, in compagnia di un’altra donna. Quando è tornato nell’appartamento di via Brescia, nel tardo pomeriggio di venerdì, ha trovato gli agenti della municipale ad attenderlo. In tasca custodiva la chiave della stanza-prigione. È stato denunciato per sequestro di persona, circonvenzione di incapace e abbandono di persona incapace. La donna è stata portata in ospedale dagli operatori del 118.   

Probabilmente l’ha fatto per la pensione: le prime indagini hanno portato a un conto co-intestato su cui lei riceveva mensilmente quella di invalidità. Ottocento euro che venivano utilizzati dal suo «carceriere» per vivere. Mentre lei rischiava di morire.  

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

One thought on “Orrore ad Alessandria: donna disabile segregata in casa per rubarle la pensione di invalidità”

  1. Non credo che un simile figuro, perdipiù 37 enne, possa essere qualificato “ragazzo”. Mi preme ancora una volta sottolineare che non comprendo l’operato della Magistratura, che pure come cittadino rispetto. Non può essere solo denunciato a piede libero, e non finire in carcere, un individuo responsabile di reati così infamanti e vergognosi. Credo che le pene per tali reati ci siano: le durata, la continuità, le aggravanti ecc. e superino largamentie i quattro anni che prevedono i domiciliari: neppure questi inflitti, mi sembra. Le mie sono considerazioni di un incompetente basito.

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