La crisi del piccolo commercio, di Pier Carlo Lava

Il commercio

La crisi del piccolo commercio, di Pier Carlo Lava

Alessandria: Tempo fa avevamo scritto un articolo dal titolo Manager che vai Azienda che trovi, a questo link: https://alessandria.today/2017/11/28/manager-che-vai-azienda-che-trovi-il-caso-pernigotti/ nel quale illustravamo le vicende di una società dolciaria con sede nella nostra provincia, in precedenza leader di mercato e le conseguenti negative vicissitudini a seguito del cambio dei Manager.

La storia in questione non è completamente rapportabile a quella del Commercio alessandrino come più sotto esposto, ma è comunque una conferma che il successo o l’insuccesso di un impresa, non importa di quali dimensioni è direttamente conseguente al livello di professionalità di chi la gestisce.

Il commercio tradizionale di Alessandria sta morendo: storia, cause e rimedi

Ringrazio la Redazione di Alessandrianews per la pubblicazione dell’articolo. Pier Carlo Lava

Che fare oggi per evitare ulteriori chiusure? La risposta è una sola: diversificare, innovare, qualificare e operare tramite il web, in sintesi specializzarsi

http://www.alessandrianews.it/

OPINIONI – La situazione del commercio tradizionale alessandrino è da tempo al centro dell’attenzione della politica, delle Associazioni e ovviamente dei media locali. Come risaputo da anni è in atto un trend di continue chiusure di piccole attività commerciali in passato fiorenti, l’ultimo caso in ordine di tempo è la nota polleria Boano, che dopo 63 anni di attività chiude i battenti e si prende una pausa di riflessione.

Il centro città, particolarmente colpito da questa preoccupante problematica, si sta lentamente ma inesorabilmente desertificando, con tutte le relative conseguenze, difficoltà per i residenti anziani e spegnendosi le luci delle vetrine possibili problemi di sicurezza per i cittadini.

È indubbio che la crescita abnorme degli ultimi anni, da molti ritenuta eccessivamente invasiva, della Grande Distribuzione in città oltre allo sviluppo in continua crescita delle vendite online e gli affitti dei locali in centro decisamente elevati (sopratutto nel contesto attuale) sono tra le cause principali della chiusura del commercio tradizionale.

Nel secolo scorso a partire dai primi anni sessanta, questa problematica aveva interessato il canale food (alimentari, drogherie e grossisti tradizionali).

Infatti a seguito dell’avvento e dello sviluppo delle varie tipologie di attività della g.d.o. (grande distribuzione organizzata) self service, supermercati, ipermercati, centri commerciali e discount, c’è stata una progressiva chiusura su tutto il territorio nazionale, di diverse migliaia di punti vendita tradizionali del settore sopra citato.

All’epoca nel canale food il commercio tradizionale ha tentato di opporsi alla g.d.o. creando i Gruppi di acquisto (Conad, Crai, Sigma, ecc) e le Unioni volontarie (A&O, Vegè, Despar, ecc.) con il risultato di rallentare parzialmente l’inevitabile.

In seguito nelle organizzazioni sopra citate c’è stato uno sviluppo delle aperture di supermercati e cash & carry che unitamente alle sedi centralizzate per gli acquisti a livello nazionale, oggi sono in grado di competere egregiamente con la g.d.o.

Negli anni successivi il problema ha interessato anche altri settori quali: tecnologia, elettronica, abbigliamento, ferramenta, materiale elettrico, per l’edilizia, ecc. con le stesse conseguenze, cioè la chiusura di piccoli punti vendita determinati dalle aperture delle grandi catene nazionali, Media Word, Euronics, Panorama, Outlet, Decathlon, Brico, Self, ecc.

Persino le industrie farmaceutiche hanno convinto le farmacie ad effettuare con frequenza operazioni di trade marketing promozionale.

A questo punto sorge una domanda, che cosa fare oggi per evitare ulteriori chiusure? La risposta è una sola, diversificare, innovare, qualificare e operare tramite il web, in sintesi specializzarsi.

È determinante acquistare e commercializzare prodotti di qualità, che tengano conto delle tendenze del momento e dei bisogni dei consumatori, a prezzi competivi e per quanto possibile non presenti nella g.d.o.

Occorre guardare con attenzione a quello che succede in altri paesi Europei ed extra europei, tenendo ben presente che la prima vendita viene fatto con gli acquisti intelligenti, di qualità ed esclusivi.

Negli ultimi anni qualche possibilità al commercio tradizionale pare venga offerta anche dal Franchising, sul quale si è recentemente discusso in un convegno in città.

Infine, ma non ultimo, anche i proprietari degli immobili ad uso commerciale dovrebbero ormai avere compreso che tenerli sfitti per anni, sperando nell’arriva di una grande marca, non conviene nemmeno a loro, quindi a buon intenditor poche parole…

Se non si vuole fare morire completamente il centro città serve il sostegno di tutti, Amministrazione comunale compresa, con agevolazioni sulle tariffe dei parcheggi, sconti sulle imposte locali, creazione parcheggi decentrati e maggiore efficienza nei trasporti urbani che consentano di raggiungere agevolmente il cuore della città.

27/03/2018

Pier Carlo Lava – redazione@alessandrianews.it

Commenti:

l’emigrante • 13 ore fa
Ora che avete crocefisso il commercio lo guardate con tenerezza mentre muore. Andate dove sono state rilasciate le autorizzazioni alla costruzione dei mega centri commerciali invece di rompervi la testa e lì che troverete il bandolo della matassa.

x • 12 ore fa

Non vedo l’ora che i tutti i commercianti alessandrini spariscano, entri alle 19:25 nei negozi e ti guardano come se fossi un mostro che gli rovina la serata, la maggior parte ti dice proprio che sta per chiudere o che ha già chiuso la cassa… e poi si lamentano della crisi? di internet? sono stati proprio loro a dirmi: stasera cerca con tutta calma su internet il prodotto di qualità più alta della mia e che costa di meno perchè io sto chiudendo. E la mia risposta è ‘dato che tutte le sere faccio straordinari arriverò sempre alle 19:25…. ma mi farò spedire i pacchi ain ufficio e non a casa.. problema risolto.”
Sono proprio ridicoli!!! Anche l’ex presidente della CamCom si era messo a fare l’outlet in città (c’è ancora?) anzichè aprirsi all’e-commerce.. patetico! e patetici! nel commercio vince chi fa le scelte giuste. E questa ‘classe’ di vendi galline che guarda i propri piedi ha perso.

 

Un pensiero su “La crisi del piccolo commercio, di Pier Carlo Lava

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