PER   GIANPIERO   ARMANO, di Elvio Bombonato

PER   GIANPIERO   ARMANO, di Elvio Bombonato

armano

Alessandria: In poco tempo due grandi sacerdoti di Alessandria ci hanno lasciato: don Giovanni Carpenè e don Gianpiero Armano.  Eguali eppure diversi:  eguali nella loro determinazione di  vivere il Vangelo  nella società; diversi, ma complementari, negli impegni.  Don Gianpiero faceva l’insegnante, “di materie letterarie, non di religione”, teneva a precisare, senza polemica. 

Laureato in Lettere, lo conobbi all’inizio degli anni ’70, al Sindacato Scuola CGIL.  Oure lui aveva passato le prove scritte del Concorso del 1974, l’ultimo nazionale, e mi disse che non aveva intenzione di presentarsi agli orali. Lo coprii di vituperi; per fortuna mutò parere, e vinse sia quello delle Medie inferiori sia delle Superiori. 

Lo ritrovai collega, quando arrivò all’Istituto Magistrale “Saluzzo”. Da insegnante era la stessa persona: oblativa, capace di ascolto, ma anche ferma nell’esortazione, buona ma non lassista, carismatica e autorevole. 

Del resto nessuno come lui conosceva gli adolescenti. Prima alla Comunità San Paolo del quartiere Europa, poi cofondatore del Circolo La Casetta, ogni anno accresceva la schiera dei giovani, maschi e femmine, che partecipavano, anche con incontri settimanali,  sotto la sua guida, a diverse attività, culminate nel soggiorni in montagna, estivi  e invernali, a Valtournenche quindi a Gressoney. 

I mie due figli li frequentarono con gioia e con profitto. Un educatore, sempre.   Dopo la pensione, continuò a dedicare la sua vita – oltre alla presenza in parrocchia come sacerdote- soprattutto a due obiettivi:  mantenere viva la memoria della Shoah, coinvolgendo le scuole, e quella dell’eccidio della Benedicta, della cui Associazione divenne Presidente. 

Un’attività capillare, continua, per interessare, con la collaborazione dei presidi e dei docenti, le classi: prima le lezioni in aula, poi la visita.  Vi parteciparono migliaia di studenti, dalla scuola dell’obbligo alle superiori, della provincia, e anche genovesi, istruiti da lui e dal gruppo dei suoi  formidabili collaboratori, fino alla visita guidata alle Capanne di Marcarolo. 

Ma Gianpiero era sempre Gianpiero.  Ricordo, appena scoppiata la guerra del Golfo, con l’intervento militare USA ordinato da Bush, una terribile assemblea studentesca al “Saluzzo”. 

Quasi unanimemente favorevole all’intervento, sobillata dall’intervento di due convintissimi docenti.  Fu quasi l’unico a opporsi con fermezza, difendendo la linea della trattativa, nel condannare ogni tipo di guerra, anche quella provocata da un’apparente  legittima (?) ritorsione. 

Era schivo sulle proprie qualità, sobrio nel mimetizzare la propria vasta e poliedrica cultura, ma non stava zitto, neppure al Collegio dei Docenti.  Quando la situazione lo richiedeva, interveniva, con argomenti  concreti e pragmatici, alieni dai voli pindarici di coloro che si ascoltano parlare. 

Proprio questa attitudine pratica, coltivata attraverso le sue ricche e diverse esperienze di vita, faceva di lui un capace e instancabile organizzatore, dalle gite scolastiche agli eventi pubblici.  L’incipit della  sua esortazione era:  “Allora, cosa vogliamo fare?”. 

In realtà lui aveva già il progetto pronto, da sottoporre all’approvazione necessariamente condivisa, “senza perdere altro tempo”. Ti guardava con quel suo faccione burbero, buono e in fondo solare, mentre i suoi modi spicci non potevano non conquistarti. 

I suoi interventi, pubblicati sul benemerito giornale mail “Appunti Alessandrini”, diretto da uno dei suoi grandi amici e collaboratori, Agostino Pietrasanta, sono tutti memorabili.  Rivelano una cultura ampia e lungimirante (non parla mai a sproposito), una capacità argomentativa diretta incisiva penetrante, un eloquio di registro appropriato al tema, una sintassi sorprendente e accattivante. 

Ho sempre ammirato la sua scrittura: sembrava di primo acchito un bonaccione, di radici contadine piemontesi (sia detto a suo onore); con la penna si rivelava un locutore ingegnoso e dialettico, mai domo. 

Lo si scopre in una intera vita; le persone migliori sono quelle che non vogliono apparire, celando le proprie doti di umanità e il proprio  spirito di servizio: il che, nel mondo sguaiato e capovolto in cui viviamo,  dominato da chi comanda “calcando i buoni e sollevando i pravi” (=malvagi; Inf., XIX, 105), un prete raro e prezioso con don Gianpiero suscitava ammirazione.  Da oggi, rimpianto.

foto: Alessandrianews

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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