Europei di nuoto a Glasgow: Alessandro il Grande

Europei di nuoto a Glasgow: Alessandro il Grande

Miressi super: conquista l’oro nei 100 sl e passa da talento a campione. Fisico straordinario, non cede all’emozione: «Mi ributterei subito in acqua»

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Alessandro Miressi, 19 anni, esulta dopo il 48”01 con cui ha vinto l’oro europeo nei 100 sl. È la sua 2ª medaglia dopo l’argento nella 4×100, nella quale ha trascinato i compagni sul podio con un 46”99 lanciato nell’ultima frazione

GIULIA ZONCA INVIATA A GLASGOW

Prima dell’oro Alessandro Miressi, fa un mezzo sorriso ammiccante e aggiusta l’occhialino come farebbe il miglior Chips, solo che lui non ha idea di chi sia Poncharello: è nato nel 1998, ascolta «le zarrate dei deejay di Ibiza» e riesce a vincere i 100 stile libero in 48”01 e a guardare il cronometro di traverso.  

Ha appena vinto la gara più perversa del nuoto, è appena passato da talento a campione e il primo pensiero esce così: «Mi ributterei subito». Per abbassare il tempo, «sotto quel maledetto muro dei 48” che ho preso un po’ a pugni ma non viene giù», per stare dietro all’adrenalina che pompa proprio come l’electro pop che tanto gli piace. Sarà che è abituato a guardare tutti dall’alto, da quei 2 metri e 02 che lo fanno gigante, ma non ha un istante di vertigine con l’oro al collo.

La frenesia esce in qualche frase spezzettata da postadolescente, «non voglio tirarmela», «numero uno c…», esclamazioni che si insinuano a tratti nei discorsi da atleta per bene. Lo è, lo fa, tutto insieme: genuino nel suo essere anti sprinter. Come dice Federica Pellegrini: «Così diverso da quelli che abbiamo conosciuto» e ne ha un’idea molto chiara. Miressi non mostra i muscoli e quando qualcuno prova a chiamarlo re si scosta e lascia subito cadere la corona: «Sono arrivato l’altro ieri, non sono il leader di nulla. Sono felice di aver tenuto questo titolo in Italia e sentire la gente che ti urla intorno è un gran bella sensazione. Ma finisce qui, per battere uno come Caeleb Dressel devo migliorare tutto e lui resta ancora irraggiungibile. Meglio viaggiare sul tranquillo». Meglio restare alternativi, tranquilli no: se deve nominare un rivale da andare a prendere adesso cita uno che si è presentato con 2 ori olimpici in staffetta e 7 successi agli ultimi mondiali. Avanti il prossimo Phelps. Solo che stavolta c’è un italiano che vuole andare a prenderlo. 

Dotto quinto

Miressi dice che gira al largo ma sa che da ora in poi frequenta le acque dei migliori. A volte gli capita di sognare di perdere perché è in ritardo, «mi dimentico che c’è la gara e mi tuffo dopo tutti, cose così, assurde». Il giorno della finale in realtà si sente la vittoria addosso «me la davo al 95 per cento», razionale: semplice calcolo delle probabilità. Rispetta il pronostico, si lascia dietro Scott e Metella, gente più abituata di lui a queste piscine, loro le provano tutte solo che non lo tengono e quando strappa lo salutano. Cede anche Dotto (quinto), dopo un passaggio che strappa la gara e la fa traballare, Miressi tieni il suo ritmo e poi allunga con una nuotata naturale quanto il suo carattere.  

Ora qualche altra staffetta per chiudere l’Europeo, qui non mancano, magari la voglia di buttarsi in un prima frazione per sfidare di nuovo quel muro, anche se dopo l’inno la fissazione si allenta un po’: «Lì l’emozione è arrivata, quasi, quasi agli occhi. Però non sono uno che frigna». No e non urla, non fa a spallate, non gli viene istintivo agitarsi, abituato da sempre a gestire un’altezza ingombrante, «oggi mi viene naturale abbassarmi se mi chiedono un selfie». La stazza dovrebbe aiutarlo in vasca invece sembra che lo abbia addestrato fuori. A muoversi con circospezione, a trovare un equilibrio mai così scontato e ora che gira tutto così veloce forse gli toccherà ricalibrare. Anche qui è preparato, immagina un futuro da allenatore in polizia, il corpo militare che lo ha arruolato e gli ha insegnato a sparare: «mi piace, non avevo idea che mi sarebbe piaciuto così tanto». Per ora mette nel mirino solo le Olimpiadi.  

 

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