La Donna “rapita”, di Marina Elettra Maranetto

La Donna “rapita”, di Marina Elettra Maranetto

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Una circostanza casuale, uno scatto improvviso,  la Donna è “rapita” alla realtà. La pagina diventa il luogo dove le parole trovano un’armonia, prendono il sopravvento, camminano da sole. Ha cominciato a scrivere.
La sorprende seguire la velocità della penna. Sì, la penna.. più dei tasti d’una macchina rappresenta il legame fisico di comunicazione con il  foglio bianco, intatto come la mente rinata in quell’istante verso un nuovo principio.
I pensieri s’affollano, vogliono prevalere, appropriarsi d’un sentiero tracciato e mai percorso. Tutto appare nuovo, strano, sorprendente. Non è lei a scrivere parole ma le parole a “scrivere lei”. Le mansioni quotidiane sono delle mani, non della testa: la ostacolano, la distolgono quando lei vorrebbe afferrare subito pensieri troppo veloci da rincorrere .

Allora s’interrompe e scappa a scarabocchiare sul quaderno che la segue in ogni stanza. Il cibo è bruciacchiato, stracotto, dimenticato; il governo della casa denota una attenzione frettolosa; ogni interferenza la disturba; sensi di colpa la molestano quando predomina il desiderio di appropriarsi del proprio tempo.  Tutto il tempo… .
Chi è quella donna distratta, evasiva, insofferente che si nasconde dietro il paravento della normalità? Può accadere che incredulità, condiscendenza, talvolta irrisione, come si trattasse di persona che abbia smarrito i suoi tratti, siano lo sfondo familiare del suo desiderio di condivisione. Non li riconosce e non la riconoscono.
Non è facile accettare che gli anni di convivenza, i doveri assolti con dedizione le diano il diritto di perseguire una passione tardiva solo per una lunga distrazione da se stessa.   Non può rinunciare, ora, allo stupore di rileggersi attraverso trame involontarie, emozioni riposte, desideri inespressi.
La Donna rapita è appagata da un piacere privo d’assuefazione nello scoprire un’attitudine esclusiva, sia penna, pennello o altra passione,  quando il “devo” ha la leggerezza d’una piuma, come la sottomissione al desiderio d’un amante.
La comunicazione con se stessa si evolve, le relazioni esterne diventano essenziali. Se poi il confronto si trasforma in empatia, si stabilisce un legame emotivo tra simili, uno scambio che apre ad esperienze di vita da scoprire e perseguire.
Lei comincia a volare altrove senza smettere di sperare che il tempo della riflessione e della  nostalgia sia l’artefice d’una rinascita degli affetti su cui tessere un disegno colorato di nuove sfumature.

 Forse.

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