I giusti, di Marco Ciani

I giusti, di Marco Ciani

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«Qualcuno ha detto che sono pochi i giusti che reggono le sorti del mondo o, almeno, sostengono una cerchia di amici, compagni di avventura per costruire qualcosa di giusto e di buono».

Con queste parole dedicate alla memoria di un altro sacerdote operaio Giovanni Carpenè iniziava l’ultimo articolo scritto da Gian Piero Armano per AP lo scorso 25 giugno. A me sono ritornate in mente ieri sera quando ho appreso la tragica notizia della sua scomparsa.

Il mio personale ricordo di Gian Piero che purtroppo ho frequentato in non molte occasioni se si eccettuano le cene con gli amici di Appunti Alessandrini e qualche serata a Cultura e Sviluppo, è quello di una persona di grande intelligenza, cultura, sensibilità, molto riservato ed ottimo ascoltatore, che pesava assai bene le poche parole, sempre pronunciate con un tono pacato e rispettoso dell’interlocutore.

Eppure lasciava trasparire una grande profondità d’animo e pareva esprimersi soprattutto con i fatti di un impegno teso alla promozione integrale dell’uomo e della sua memoria, anche nelle parti più oscure come l’eccidio della Benedicta o la Shoah, grazie alle lezioni tenute con Agostino Pietrasanta per i giovani, affinché il trascorrere del tempo non cancellasse il ricordo della barbarie che aveva trasfigurato la società.

Qualche giorno fa, andando a trovarlo in ospedale mi ero congedato da lui immaginandone la stanchezza a causa delle continue visite di amici, dicendogli “allora vado, ti lascio tranquillo”, al che la sua risposta mi aveva raggelato “non sto tranquillo”. Non c’è molto da fare, la morte rimane sempre un mistero, anzi il più grande. Anche per chi ha dato la vita per gli altri.

Molte cose sono state dette su Gian Piero in queste ore. Non le ripeterò. Altri ben più assidui amici lo hanno già ricordato in modo certamente più opportuno di quanto possa fare io.

A me però la conoscenza di Gian Piero ha fatto meditare, in questi giorni nei quali i comportamenti riprovevoli di qualche sacerdote inducono taluni a condannare in modo sommario ed indistinto un’intera categoria, che invece mi è capitato di incontrare proprio tra i preti molte persone per bene le quali, in modo discreto ma efficace come lui, hanno lottato attraverso la mente e le braccia, con la serietà del loro impegno, per costruire un mondo migliore e più giusto.

Di costoro si parla troppo poco. E invece costituiscono spesso, per usare una parabola evangelica, il sale ed il lievito della terra. Uomini eccezionali anche nella vita quotidiana che sanno orientare le persone verso la luce, squarciando l’oscurità che ci assedia.

Ce ne sarebbe tanto bisogno più che mai: religiosi e laici, indipendentemente dal credo di ciascuno, impegnati a costruire assieme un mondo diverso, a far riscoprire i valori della fratellanza. Con l’esempio e la mitezza, senza clamori.

Esattamente l’opposto di oggi.

L’uscita di scena di alcuni maestri di vita ci lascia più soli e forse più vulnerabili. Spesso privi di punti di riferimento. Quelli antichi sembrano ormai perduti. E mi chiedo se, come disse una volta Mino Martinazzoli non debbano passare molte cose…ed arrivare delle generazioni che risentano queste cose come cose nuove.

Per questi e molti altri motivi ancora mi mancherai. Ciao Gian Piero.

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