Dalla parte sbagliata

Zibaldone

L’amore. Una volta si faceva erroneamente risalire l’etimo ad ‘amor(te)’, cioè era simile alla morte. Altri, ad “hamar”, ‘amare’, pescare con l’amo.

Per un poeta prima di Dante, Cavalcanti, molto importante (per questo ne parlo ancora), in effetti, era morte spirituale, ma nel senso che vi conduce prendendo dimora nella parte sensitiva dell’anima (nozione aristotelica), che prevale su quella razionale.

Amare è un male? Di certo non è un obbligo, e chi lo pretende asciuga l’anima, sia moglie, marito, fratello o sorella o altri con cui si abbiano relazioni strette.

Se viene spontaneo, perché una persona piace, allora va bene, altrimenti è persecutorio e nessuno può pretenderlo o far sentire in colpa altri perché non è capace di amarlo o amarla.

Noiosi si diventa per altri, e a se stessi, quando ci se ne rende conto: chi non l’ha provato? Per questo motivo, se non si è corrisposti, fosse anche…

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