HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone

I cambiamenti relativamente limitati nella frequenza cardiaca nel tempo, anche all’interno del range di normalità, sono associati ad un incremento del rischio di esiti negativi cardiovascolari e non cardiovascolari nella popolazione generale.

Questa è la conclusione a cui è giunto uno studio condotto su 15.680 pazienti da Ali Vazir del Brigham and Women’s Hospital di Boston, secondo cui anche nei pazienti comunitari relativamente sani questo particolare biomarcatore, che è sia semplice che essenzialmente gratuito da misurare, rappresenta un fattore predittivi estremamente potente.

Questi dati sono in linea con quelli degli studi longitudinali condotti su soggetti senza patologie cardiovascolari note, e con i risultati dello studio TOPCAT, in cui una maggiore frequenza cardiaca a riposo e variazioni temporali nella frequenza cardiaca stessa sono risultati associati ad esiti peggiori nei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata.

E’ stata osservata anche una correlazione quasi lineare fra cambiamenti nella…

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