Il Milleproroghe è la rinuncia ad un futuro migliore nelle periferie

Il Milleproroghe è la rinuncia ad un futuro migliore nelle periferie

A view from the Vele building (the sail) in the Scampia area


KONTROLAB VIA GETTY IMAGES

di Mara Carfagna  Deputata di Forza Italia, vicepresidente della Camera

https://www.huffingtonpost.it/

Il Milleproroghe del governo gialloverde si è trasformato una specie di provvedimento da Robin Hood al contrario: toglie ai poveri per dare ai ricchi. Lo sblocco degli avanzi di amministrazione dei comuni virtuosi è una misura positiva, che Forza Italia e il centrodestra hanno sempre sostenuto, ma è paradossale che venga realizzata bloccando il piano periferie da 2,1 miliardi, che viene congelato per almeno due anni.

Nella sola Scampia si rischia il blocco dei 26,9 milioni di investimenti destinati all’abbattimento di tre Vele e alla riqualificazione di una quarta, ma problemi simili si avrebbero a Corviale (Roma), nella periferia di Torino, nell’hinterland milanese, a Messina, Salerno, Cosenza e decine di altre periferie italiane.

Anche la retorica che il governo sta provando a usare per giustificare il provvedimento – una fantomatica “meritocrazia” che premia i virtuosi e penalizza chi non saprebbe spendere le risorse programmate – è smentita dai fatti. Molti dei progetti che il Milleproroghe congela sono in stato di avanzamento, con soldi già impegnati e progetti esecutivi già elaborati.

Si rischia il danno erariale e si rischiano probabilmente penali per i comuni nei confronti dei fornitori: un po’ quel che sta avvenendo con la Tav, dove lo Stato italiano rischia di pagare a caro prezzo il malgoverno di Di Maio e compagni.

Contrapporre i comuni virtuosi alle periferie urbane è puro classismo, altro che meritocrazia.

Un partito che ha raccolto il proprio consenso sul fantomatico “reddito di cittadinanza” sta dimostrando tutta la sua distanza dai problemi reali del Paese: concentrati sulla propria ideologia da sessantottini in ritardo, pensano di liquidare la sfida dell’emancipazione sociale ed economica delle periferie urbane italiane promettendo soldi per non lavorare, anziché immaginare piani e progetti di sviluppo concreto, di riqualificazione e di rilancio. Per una realtà come Scampia, in particolare, questo approccio è offensivo; è la rinuncia a voler costruire un futuro migliore, in cambio della “promessa” di un presente da sudditi.

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