GENOVA, di Marcello Comitini

Dopo il silenzio di questi tristi giorni, la prima bozza del mio sentire.

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GENOVA

Eccomi ancora sui sedili posteriori dell’auto.
Nello specchietto retrovisore mi vedo lontano e piccolo.
Giocavo con la palla rossa e blu che mi aveva regalato
la nonna per questo viaggio.
Mio padre diceva a mia madre di essere arrabbiato
perché aveva dimenticato di chiudere
il gas e la finestra del bagno.
Io immaginavo la nonna che entrava
per chiudere il gas e la finestra mentre si guardava intorno
e sentiva malinconia per la mia assenza. Saranno contenti
pensava d’essere tutti in vacanza.
Non sono mai stati nel Midi della Francia in un sole più buono
e un vino più dolce di quello che fanno in Toscana.
È vero mio padre e mia madre non ci sono mai stati
ma già sanno qualcosa.
Mio padre diceva la nonna ormai è fuori di testa. Crederà
che non siamo partiti
diventerà triste e morirà di dolore. Non dovevi
dimenticare la finestra aperta né il gas.
Mi vedo nello specchietto retrovisore
che ho messo da parte la palla e guardo mio padre
Anche mia madre lo guarda scuotendo la testa.
Abbiamo voglia di dirgliene quattro
e poi ridere insieme di questo nostro amore che cresce.
Mio padre mi guarda
nello specchietto retrovisore. Io gli sorrido.
Mia madre sorride e si volta a guardarmi.
Abbiamo tanta strada da fare
forse è meglio che dormi. Non voglio dormire.
Guardo la strada davanti a me tra i loro visi girati a guardarmi.
Poi non vedo più nulla. Tra le mie braccia la palla e la nonna
che apre e chiude la bocca in un silenzio di morte.