I garantisti, di Elvio Bombonato

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Alessandria: “Tutti quelli che in questo paese dicono di essere garantisti pensano soltanto a garantire i diritti dei delinquenti. Ne sentissi uno che pensa di garantire i diritti delle persone perbene!” Ieri sera nell’intervista su LA 7, Piercamillo Davigo, Presidente di Cassazione , ha “ripetuto” le mie considerazioni su FB.

La cosiddetta microcriminalità non è un fatto statistico, che genera conforto quando cala, o quando si fa la gara insensata per stabilire se i delinquenti siano in maggioranza italiani o stranieri. Essa non è affatto micro per chi subisce un furto, uno scippo, una truffa.

Davigo ha sottolineato la gravità di questi reati, che violano le persone, soprattutto se anziane: non si riprenderanno più dallo shock e dall’umiliazione subiti, accelerando la propria senescenza.

Per esempio, dice Davigo, i reati di truffa finiscono sempre in prescrizione (la quale cancella il reato, lasciando immacolato l’autore), mentre all’estero sono puniti con rigore. Se non è possibile prevenirli, il cittadino vorrebbe che i colpevoli fossero almeno puniti. Non accade, la scampano quasi sempre.

Concessione delle attenuanti, mancata applicazione delle aggravanti, derubricazione dei reati, loro spezzettamento, la reiterazione ignorata, l’abuso del patteggiamento la cui concessione è facoltà del giudice, differimento della pena: se inferiore ai 4 anni il delinquente non va in carcere e la sconta in ludiche attività alternative ecc.

Davigo sostiene che “In Italia violare la legge conviene” (titolo del suo ultimo libro). Mi sembra che i magistrati, soffocati dalla montagna dei processi e dal sovraffollamento delle carceri, abbiano collocato tali reati in una routine notturna, in cui “tutte le vacche sono nere”, e non si accendono le luci.