Madrigali

Madrigali tassiani, di Maurizio Donte
Madrigali tassiani
I
A volte in pace va a morire il sogno
aB(a)Bccd(d)Ce(e)E
La notte ancora tace
e nella pace mormora la luna
sull’onde in mare che il dolor raduna,
mentre in me viene lento
il male che col vento
riporta al triste inverno,
al freddo e al gelo eterno che mi sento 
in cuore. Così muore
la mia speranza e il sogno mio d’amore.
II
Impossibile amare
ABBccD(c)dEE
S’è spento il sogno mio per sempre e nulla
resta di quello che sognavo, solo
l’ombra del sole di stamane, un volo
di gabbiani sul mare.
Impossibile amare,
alzar le vele, andare all’orizzonte
col vento teso in fronte,
contrario ad ogni rotta delle idee
che seguono nel moto le maree.
III
Un’ombra
abbAcCddeE
Sento salire dentro
un’ombra: e il sole spento
tace e si muove lento
tra nuvole sottili; ma nel centro
resti tu, che ora taci,
cardine ormai rimosso, che non piaci
al cuore disperato
che s’inquieta. Spietato
fu il dire tuo d’allora,
di vento teso le parole ancora.
IV
Io non voglio e non cerco che il silenzio
AbbcCDdEEfF
Io non voglio e non cerco che il silenzio
la pace in cuore, il vento
che soffia e in un momento
rimuove ogni pensiero.
Qui, dove il passo posa sul sentiero
e vaga se ne va l’idea del giorno
quando tramonta intorno
amaro il sole, e lascia solamente
del tuo ricordo quest’ombra che mente
in ogni istante e dice
quanto la vita mia mi sia felice.
V
abBCcdDeEGG
Lento sul mare vola
Lento sul mare vola
il vento e l’alba ancor tarda a venire
e dell’ore il fuggire
si sente in cuore il battere veloce.
Così tanto feroce
fu il dire tuo d’allora
tutto passò nel volgere di un’ora.
Rare perle i sorrisi
infissi dentro come fiordalisi
accesi. Fiamme azzurre dell’amore
che come un lampo si mutò in dolore.
VI
Nasceva il sole
aBb(c)dcDe(e)DEe(f)G(g)F
Nasceva il sole e il mare
quieto alla riva sabbiosa tornava
ancora ed era lava
bollente il tuo ricordo
amore mio, cocente 
delusione che sento dentro, sordo
ormai alla vita stessa.
Nell’aria va depressa la mia mente
in cerca del presente
che non tace, ma l’anima tormenta
e si lamenta il cuor che non ha pace.
VII
Scivola silenzioso
abBccd(d)EFfE(g)GHH
Scivola silenzioso
il tempo e s’allontana
come l’acqua sorgiva alla fontana
e muore ancora il giorno
e vien la sera intorno.
L’ombre si van stendendo,
mentre va diminuendo quella luce
in cielo, e un velo di stelle dipinge
il mare e il vento stinge
dentro di me il ricordo. Mi conduce
ancora a te mia cara, il dolor sordo
che rinasce così acerbo e nel volo
dell’anima mi dice che son solo.
VIII
Scivola l’onda
aBcbCDdEE
Scivola l’onda a riva 
piano e mormora e ride tra gli scogli;
sono strani gorgoglii
attenuati che cogli
solo se attento ascolti. Sono sciacquii
sonori, e salso è il mare che respiro.
Ricordi in cui sospiro
ancora, amore; ora il tempo viene
e passa e nulla di quel che fu, rinviene.
IX
O dolce notte
AbccBddEE
O dolce notte mia, candida luna,
che dentro al ciel raduni
i sogni e le speranze
e vai lenta e le danze
del cuore tra le stelle in giri alcuni,
vorticando riporti
ai solitari porti 
dove le vele gonfiano le navi
di vento largo e di pensier soavi.
X
a(b)b(c)CDDEFef
.
Così passa la vita
Così passa la vita
in un istante: sembra in giovinezza
tua amica e sola amante,
ma vien presto l’inverno e la fatica
del vivere sarà sempre più grave
e la gaiezza d’un tempo soave,
disfacendosi andrà nel futuro.
E duro il passo verrà a quella soglia
dove del dì venturo 
si perderà la voglia.
XI
abBcCdDEFFe
Silenzio intorno
Silenzio intorno e il vento
in sé reca le voci 
d’un tempo, quando m’erano feroci
i mali, e forti amori
in petto al cuor recavano dolori.
Ora scivola lento
il tempo, come l’acqua al fiume e sento
venire l’ombra amica che ristora.
Forse nel nulla troverò la pace
ancora, dove la parola tace
e muore, o mia signora.
XII
Ab(b)c(c)Dd(e)eF(f)G(g)HH
Donna, tu sei per me la sola voce
Donna, tu sei per me la sola voce
che in cuore giri ancora.
Bastò un’ora, e poi un giorno
per rivedere su nel cielo muovere
le nubi e intorno smuovere
l’amore; e nel dolore
mi lasciasti per sempre, mia signora.
Via se ne vola da allora la voglia
d’amare, come una foglia d’autunno
che si posa sull’acque del Clitunno.
XIII
Nel silenzioso passar del mattino
ABCcdD(e)FeDGGHII(h)LL
Nel silenzioso passar del mattino,
dove la nebbia lenta si riposa
soffice e grigia tra i rami del rovere
vicino a casa, povere
cose dentro la mente 
s’agitano, ma invano. Nel presente
corre il pensiero: il vivere è un terribile
mestiere, e nello scrivere
soltanto trova pace, altrove assente.
Nemmeno questo rifugio m’è dato
ormai d’avere, né altro, in tale stato
dell’oggi: non mi resta neanche un luogo
dove posare il capo, né sentiero
che volga il passo fuori dal mistero,
dal logo impresso, marchio di dolore,
nel disperato ed umiliante amore.
XIV
Stabat mater
abcbCDEFGgCHHiiLL
Stava la madre affranta
ai piedi della croce
e il figlio suo guardava 
in sofferenza atroce,
inchiodato sul legno, Lui, che amava
l’uomo ed era venuto per chiamarlo
al Cielo. Si squarciò il velo del tempio
in mezzo e venne il terremoto, scosse
la Terra e i morti rivissero ancora
un poco, mentre l’ora
estrema del Signore, si portava
in questo mondo all’ultimo respiro.
Si spense così il Giusto in un sospiro,
volgendo gli occhi al Padre
e lasciando la madre 
Santa, prostrata in lacrime e dolore,
qual Madre nostra, figli del suo cuore.
XV
Risuona il vento
AbCc(b)A(d)DEeFG(f)(g)HHIlm(m)L
Risuona il vento tra le sartie tese
di quelle barche in porto, 
e fischia nelle raffiche di sabbia,
e acceca. Quanta rabbia
dentro me porto, e dolore: sian rese
note le mie sciagure, le sventure
che il fato mi riserva a piene mani.
Forse verrà un domani
diverso, dove un cielo finalmente
terso, mi porterà fortuna. Vaga
la mente e mai s’appaga d’un pensiero:
sente che un sogno mai potrà esser vero
e nel suonare limpido del mare,
davanti alla tempesta,
a lancia in resta, ti verrà a cercare.
XVI
Quando d’amore
ABbAcCDdEF(g)fgF
Quando d’amore correrà sul mare
l’ultima eco e nel vento di grecale
si disperderà il male 
vissuto a lungo, io sarò cieco. Amare
saranno le memorie 
antiche e l’onda del tempo e le storie
vissute, guerra porteranno al cuore
ancora. Vedrai, amore
il perdersi nel vuoto di quei giorni
in cui pareva eterna primavera,
e invece verrà sera,
e triste se ne andrà
la vita al nulla, ma tu a me non torni.
XVII
Et resurrexit tertia die
ABBc(c)(d)DE(d)F(g)FghHI(i)LLmM
E dal sepolcro rotolò la pietra
e luminoso apparve il Dio risorto,
Colui che sul Calvario, in croce, morto
era tre giorni avanti.
Davanti a lui il creato così amato,
vibra d’amore, e nella nuova luce
rischiarato per sempre è il mondo intero.
Lui, la via, verità e vita conduce
all’Eterno ogni cuore umano perso
nelle tenebre, al vero ed a quel terso
cielo che sovrumano
accoglie nel mistero
ogni anima immortale: sul sentiero,
sarà la stella che traccia la via
verso la mia e la nostra redenzione.
Luce Sei delle genti, e l’emozione
immensa che proclama
che ogni uomo Dio ricerca e a sé richiama.
XVIII
Così a lungo tessé l’inganno amore
ABCDe(d)EffGG
Così a lungo tessé l’inganno amore,
e nel dolore mi conduce ancora.
Lento i miei passi muovo più lontano
che posso e mi nascondo dalla gente:
stanco di tante cose,
servite a niente. Fiorirono rose
allora e sogni; spine
divennero, e rovine.
E perché dire di te un’altra volta?
L’illusione passò, la vita è tolta.
XIX
E nulla resta in cuore
ABC(b)C(b)dE(d)ffGH(h)(e)IiEE
E nulla resta in cuor se non la nube
di tanti amori estinti; la bufera
che nella sera porta la memoria.
La primavera morta e della storia
nostra l’estremo canto:
il vanto che facevo allora amore
di quanto tu eri bella, 
e per me, unica stella,
e di quanto sentivo travolgente 
in cuore e nella mente la passione.
Una canzone che non lascia spazio
ad altro che allo strazio 
dovuto all’estinzione
del mio sentire per te un grande amore
di cui non resta solo che il dolore.
XX
Lontano da me stia l’amore estinto
AbCABDEFGEEh(h)I(i)LL
Lontano da me stia l’amore estinto,
oltre le nubi in cielo
che il sole, tramontando di colori
accesi, gialli e rossi l’ha dipinto.
Così la sera posa l’ombra e il velo
grigio, e va l’onda sussurrando piano
a riva, muore il tempo e la ragione:
e a mano a mano rallenta nei cuori 
la speranza, e si spegne silenziosa.
Non lascia dietro sé della stagione
dell’amore nemmeno la passione,
che estenuava i giorni:
tu non torni, lo so, e più non ti attendo,
ma al vento, muto, tendo le mie mani 
chiedendomi la sorte nel domani.
Maurizio Donte