Fabrizio De André “La canzone di Marinella” analisi testuale

Fabrizio_De_André_1977

di Elvio Bombonato. Alessandria

Fabrizio De André   1963

“Una ragazza a 16 anni si era trovata a fare la prostituta ed era stata scaraventata nel Tanaro o nella Bormida da un delinquente” (Fabrizio De André, “Come un’anomalia”, Einaudi, 1999). “Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Sembra storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre. Una tragedia anonima, capace di rubare dieci righe a un giornale di provincia” (don Luigi Ciotti, “Il mondo in controluce” 2000).

Il colpo di genio consistette nel trasformare un commovente fatto di cronaca “nera” (come si diceva all’epoca) in una fiaba. La vicenda è raccontata da un narratore, Fabrizio, che usa il tempo presente nelle strofe 1 e 7; nelle altre 5 alterna sapientemente l’imperfetto, tempo durativo (esprime il passato nel suo svolgersi) e il definitorio inesorabile passato remoto. Fiaba: di Marinella non sappiamo nulla. Dove viva, presumibilmente in campagna, dove abiti, con i genitori: sta tornando a casa quando scivola nel fiume.  Neppure sappiamo chi sia e da dove arrivi il “Re senza corona e senza scorta” quindi Re metaforico.

Non sappiamo perché lei lo segua, attirata dal mantello rosso, come l’aquilone pascoliano. Fanno l’amore a lungo nel campo, per lei è la prima volta. L’amore fisico in una fiaba?  Siamo nel 1963.  Mina la lancerà con la sua voce unica, nel 1967 in TV (probabilmente il censore non aveva letto bene il testo).

La delicatezza delle 3 strofe centrali, l’amore non descritto, accennato (baci fianchi fremere pelle) coi gesti di lui e la reazione di lei, di intensità crescente, ti fa pensare: che bello farlo così, teneramente sotto le stelle; siamo in estate suppongo. Infine la disgrazia annunciata e quindi la pazzia di lui che continua non rassegnato a cercarla.  

Il testo è un cerchio: iniza e finisce col fiume; Thanatos fin dall’inizio, Eros al centro. VinceThanatos, Eros dura un solo giorno.

Il fascino è l’aura favolosa che emana (parole e musica) dalla canzone, prodotta dalle scelte foniche dell’incomparabile orecchio di Fabrizio. 

Sono 7 quartine di endecasillabi, a rima baciata AA BB. Le rime sono “facili” (tecnicismo metrico).

Fabrizio tratta la metrica in modo superbo. La consonante dominante di tutta la canzone è la costrittiva alveolare laterale L, detta liquida, la più morbida delicata allegra del nostro sistema consonantico. 

Per di più questa L è raddoppiata (prolungata, la doppia non esiste, è un segno grafico), ELLA, fin dal fibesco nome di lei: bella/ stella: cappello/ mantello; belli/ capelli; stelle/ pelle (manca solo la u).

Dove non compare la doppia L, troviamo la continua presenza della sola L.  Dolore/ amore proseguono e anticipano il dramma; sorrisi/ fiordalisi: bellissima; scorta/ porta/ morta. 

La R è l’altra liquida, costrittiva alveolare vibrante, la più sonora, che assume l’ufficio di amplificare, ove sia il caso, il suono della L. In altri termini, la L rallenta, la R dà il ritmo.

Non ci sono spezzarure, bensì una proposizione in cisacun verso. Tale scelta sintattica scandisce la canzone con un ritmo pacato e carezzevole, adatto appunto a una fiaba.

LA CANZONE DI MARINELLA

Questa di Marinella è la storia vera

Che scivolò nel fiume a primavera

Ma il vento che la vide così bella

Dal fiume la portò sopra una stella.

Sola senza il ricordo di un dolore

Vivevi senza il sogno di un amore

Ma un re senza corona e senza scorta

Bussò tre volte un giorno alla tua porta.

Bianco come la luna il suo cappello

Come l’amore rosso il suo mantello

Tu lo seguisti senza una ragione

Come un ragazzo segue un aquilone.

E c’era il sole e avevi gli occhi belli

Lui ti baciò le labbra ed i capelli

C’era la luna e avevi gli occhi stanchi

Lui pose le sue mani suoi tuoi fianchi.

Furono baci e furono sorrisi

Poi furono soltanto i fiordalisi

Che videro con gli occhi delle stelle

Fremere al vento e ai baci la tua pelle.

Dicono poi che mentre ritornavi

Nel fiume chissà come scivolavi

E lui che non ti volle creder morta

Bussò cent’anni ancora alla tua porta.

Questa è la tua canzone Marinella

Che sei volata in cielo su una stella

E come tutte le più belle cose

Vivesti solo un giorno, come le rose.

Un pensiero su “Fabrizio De André “La canzone di Marinella” analisi testuale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...