Olga Karasso

di Olga Karasso

Capitalismo in agonia

Mattino pigro di un primo autunno

caloriferi spenti il telefono muto

silenzio grave impalato di paura,

sognavi vecchiaia meno turbolenta,

per una Borsa là fuori impazzita

che tra gente quasi regolata gioca

suoi titoli fasulli come le pedine

di una vecchia scacchiera pilotata

da vecchi occulti poteri in attesa

della prossima più geniale mossa

al di là di governi malati di destra

o sinistra, non fatemi ridere,

al di là delle fantasie più virtuose

di grandi teste sveglie la notte

a creare il miglior futuro possibile,

per le guerre presto meno lontane

esplose subitanee come foruncoli

d’un adolescente che non capisce

si vergogna dei suoi matti ormoni

davanti alla ragazzina più scaltra,

valanghe d’una terminologia dotta

che chiarisce non comprendi cosa.

Dove sono i direttori d’orchestra?