“Giorgio Albertazzi” Crocevia della Mia Vita Professionale, Immensa Perdita per il Nostro Paese

by Raoul Bianchini

Correva il Settembre del 2003 quando in occasione della Notte Bianca di Roma incontrai per la prima volta nella mia vita Giorgio Albertazzi. Un momento decisivo per lo sviluppo successivo della mia carriera giornalistica. Fu infatti in quella indimenticabile notte su mandato dell’allora Testata (Progetto Cinema News, non più esistente dopo l’abolizione dell’ETI- Ente Teatrale Italiano) che ebbe inizio la mia carriera come critico teatrale. Avverto ancora ora…i brividi sulla mia pelle all’interno dello Splendido cortile di Palazzo Altemps a Roma dove il Maestro recitò nello spettacolo “Luna Nuova di Fine Estate”.

A distanza di tredici anni quell’interpretazione sublime (alle quali poi seguirono moltissime altre alle quali fui presente), rappresentò quella cifra dominante che poi divenne l’elemento di “diamante” di Giorgio ; ovvero quell’arte di Evocare. Ebbene Si!!…è fuor dubbio che quel grande affresco di un fluire silenzioso di immagini e di realtà improvvisamente ritrovate in quella luna che egli quella sera decantò giunta a suo dire ad ” Illuminare il cuore indurito degli Uomini” che a mio avviso caratterizzò la strada di tutta la sua vita artistica.

Quella sera più di altre egli creò con la platea quel filo rosso di memoria, dove il passato della sua vita ed il presente trovano quel punto di incontro , che poi diviene sospensione del tempo: quindi Rigenerazione!!. Albertazzi in quegli anni aveva oltrepassato le 80 primavere ed aveva appena ricevuto il suo secondo mandato come Direttore del Teatro di Roma (di certo quei 4 volte 20 anni…. come dichiarò personalmente a me in occasione dell’invito inoltratomi per il suo compleanno al foyer del Teatro Argentina…non si vedevano di certo).

Accompagnato al pianoforte da Marco Gennaro (artista che gli fu accanto per tutta la vita), Albertazzi quella sera iniziò il suo repertorio con i versi Alla Luna di Leopardi, fulcro intorno al quale poi ruotava il messaggio principale a mio avviso della sua interminabile carriera ; affermo ciò in quanto in quella Luna egli vedeva l’incontro tra gli Uomini e i Dei , in coniugazione con la bellezza “seduttiva”; come egli poi dichiarò in Conferenza Stampa come mezzo essenziale di riconciliazione con gli umili desideri dell’uomo, punto di contatto metafisico tra la materia e lo spirito ; destinazione sconosciuta di fede, ma sempre presente attraverso il suo bagliore costante.

Quell’incantesimo che egli desiderava creare , che era profondamente-e lo è sempre stato tra le sue intenzioni nella speranza “utopica” che la levita del corpo più vicino alla terra si materializzasse sul “Mondo che circondava tutti coloro che le orbitavano attorno “…avvenne…sia nella sua Monumentale carriera , sia su chi come me ebbe modo di incontrarlo e di cenare insieme alla Compagnia in Maria Stuarda , interpretazione di Elisabetta Pozzi e Mariangela D’Abbraccio che egli bacio “Sulla bocca entrambe a pochi metri di distanza dalla donna che sposò per la prima volta; ovvero Anna Proclemer che in quella circostanza, non fece una piega”.

Non vorrei scadere in questo mio pezzo in racconti personali, ma credo che al lettore faccia piacere conoscere dei particolari che senza “quella frequentazione assidua quale fu la mia”…non verrebbero sicuramente alla luce. Ed allora mi si perdoneranno queste mie digressioni. Trascorsero poche settimane quando Beatrice Fabbretti(suo inseparabile Ufficio Stampa che colgo l’occasione di salutare per l’apporto che mi diede e senza la quale nulla sarebbe stato possibile), mi invitò alla rappresentazione di “Memorie di Adriano”, tratto dall’Omonimo romanzo di Margherite Yourcenauer .

E’ stata per Giorgio Albertazzi a mio avviso la sua più Immensa performance teatrale che io abbia mai visto. Lo ricordo bene una notte di Plenilunio quando egli entro in scena dinanzi ad una platea gremita ed insieme ai suoi più cari amici…mi trovavo nelle prime due file ed accanto a me c’era Pia dei Tolomei (nella cui tenuta egli ha dato l’addio alla sua vita terrena)…, Walter Veltroni., e molti altre cariche dello Stato.

Era la prima al Teatro Argentina. Quando egli entrò sulla scena ebbi una folgorazione!!… Egli Era L’Imperatore Adriano, non vestiva i panni di Adriano, ma era talmente dentro al personaggio come poi ebbe a dichiarare sempre nelle innumerevoli interviste rilasciate che “Mai nella sua lunga carriera egli si era sentito fuori da se stesso e dentro al personaggio come quando Era Adriano (perdonatemi se continuo a dire era , lo faccio in quanto egli ci teneva ed è il massimo tributo credo  che ora gli si possa concedere ” .

Quel tema della Bellezza che entrò nella sua vita e che come una calamita attirava chiunque gli girava attorno e dal quale io stesso non potevo non “Caderci dentro”, divenne l’arco di volta della sua esistenza ; quella bellezza che egli stesso ci teneva a dire “Si beffa degli uomini ed è prerogativa degli Dei “ne sono certo Carissimo Giorgio che se quel Mondo greco, nel quale i Dei sono i portatori della Verità , ora nel dispiegarsi di quel velo leggero che si squarcia dinanzi alla storia… probabilmente anzi ne sono certo innalzeranno le tue ceneri sull’Altare di Zeus.

Raoul Bianchini

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