L’unico punto debole dell’Italiano sono gli Italiani, di Anna Maria Campogrande

di Anna Maria Campogrande

Sono perfettamente d’accordo con l’autrice del sottostante articolo, sul fatto che l’italiano sia una delle più belle e complete lingue del mondo e si anche molto ammirata e studiata. In quasi tutte le Ambasciate, Consolati, Istituti di Cultura Italiana e sedi della Dante Alighieri in giro per il mondo si tengono corsi di lingua e cultura italiana, cui partecipano mediamente dalle 400 alle 500 mila persone ogni anno.

Moltissimi intellettuali, insegnanti, studiosi, ricercatori, scrittori, ecc., in giro per il mondo, parlano correttamente l’italiano, essendo la seconda o terza lingua che hanno studiato e spesso perfezionato con lunghe vacanze o soste nel nostro meraviglioso Paese. In molti paesi contigui e del Mediterraneo non è difficile trovare qualcuno che parli l’italiano, a volte anche minoranze significative (cito solo ad esempio la Corsica, la Slovenia, Malta, la Svizzera, la Grecia, il Montenegro, ecc.).

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In Sudamerica poi è diffusissimo, in alcuni paesi è la seconda lingua parlata, per la presenza di moltissimi italiani stabilmente insediati da molte generazioni,  ed inoltre si trovano ovunque comunità di italiani all’Estero ed associazioni culturali ben organizzate, che raccolgono anche gli italiani di seconda o terza generazione emigrati all’Estero che ancora parlano la loro lingua cercando di conservarne anche le tradizioni, la memoria, la storia.

Per cui estendo con forte convincimento l’invito dell’autrice a parlare italiano quando si va all’Estero ed insistere finché non si trova qualcuno che lo parli o sia disposto ad apprenderlo. L’italiano è una lingua che merita di estendersi ed essere apprezzata, certamente più dell’inglese, estremamente riduttivo e banale.

Claudio Martinotti Doria

L’italiano non è una lingua minoritaria ed emarginata, dovreste convincervi e promuoverla in ogni occasione.

L’unico punto debole dell’Italiano sono gli Italiani

di Anna Maria Campogrande – 22/11/2017

Fonte: Bye Bye Uncle Sam

Noi Italiani, fedeli ‘sciuscià’ degli Statunitensi, abbiamo subito il lavaggio del cervello, siamo fissati con l’Inglese, stiamo massacrando la nostra lingua con assurdi termini inglesi allorché le parole in Italiano esistono e sono di grande chiarezza e riteniamo che si possa comunicare con il Mondo solo in questa lingua. Non è vero! Si può comunicare in Francese con quasi tutti i Paesi del Mondo, in Spagnolo con tutta l’America Latina e aldilà, si può anche comunicare in Italiano con molti Paesi tra cui quelli del Bacino Mediterraneo e dell’America Latina. L’Italiano è anche una lingua molto diffusa in tutta Europa. Me lo lasci dire poiché, per ragioni di lavoro, ho girato l’Europa e il Mondo e ho potuto sperimentare, di persona, le conoscenze linguistiche e l’attitudine dei cittadini verso le diverse lingue. In quest’ambito ritengo di dover mettere in evidenza e sottolineare il fatto che, ovunque, ho sempre incontrato una grande apertura nei confronti dell’Italiano. Non credo di esagerare affermando che l’Italiano è la lingua più amata del Mondo. Ma, gli Italiani lo ignorano e vanno in giro per l’Europa e per il Mondo utilizzando esclusivamente l’Inglese, la qual cosa costituisce un crimine culturale nei confronti della civiltà greco-latina, la nostra civiltà, aggredita dai faccendieri di livello mondiale a causa dei suoi valori incompatibili con il predominio dell’economia e della finanza che sta distruggendo il modello sociale europeo e i diritti fondamentali dei cittadini. L’unico punto debole dell’Italiano sono gli Italiani che non oserebbero mai iniziare una conversazione con altri cittadini del Mondo in Italiano, invece dovrebbero farlo, tenuto conto della grande apertura di livello mondiale nei confronti della nostra bellissima lingua, e passare ad un’altra lingua solo a richiesta dell’interlocutore.

C’è anche da mettere in evidenza l’importanza della qualità della comunicazione che non è assicurata dall’Inglese, in particolare, per coloro che dispongono di una “forma mentis” e di un linguaggio strutturato dal diritto romano e dalla civiltà greco-latina. Certo, si può comunicare facilmente in Inglese per una conversazione spicciola, da turista, ma quando si passa a questioni di fondo, all’espressione del pensiero, alla concezione, alla regolamentazione di tematiche fondamentali d’interesse comune, l’Inglese non dispone neanche delle parole corrispondenti e necessarie per esprimere idee, dispositivi e concetti derivanti dalla forma di pensiero conferitaci dalla nostra civiltà. Peraltro, noi siamo in Europa e dovremmo preoccuparci, in priorità, di questo nostro contesto istituzionale e culturale, nell’ambito del quale il Francese, il Tedesco, lo Spagnolo e l’Italiano sono lingue largamente diffuse e dispongono delle prerogative per assicurare la “qualità” alla nostra “comunicazione”. L’Inglese è, in effetti, l’ultima delle grandi lingue di cultura dell’Europa che dovrebbe essere utilizzata per la redazione dei testi regolamentari e legislativi prodotti dalle istituzioni europee perché non dispone dei termini appropriati per permetterne un’agevole trasferimento nei sistemi legislativi degli Stati Membri che si fondano sul diritto romano e sui codici napoleonici, sottoponendo giuristi e amministratori della cosa pubblica ad incredibili compromessi ed arzigogoli.

Cavaliere di Monferrato by maciknight57

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