IL VUOTO, di Vittoriano Borrelli

IL VUOTO, di Vittoriano Borrelli

Ci sono vuoti che pesano come macigni e non si riempiono mai. Pensate agli organi del corpo umano come il cervello, il cuore, lo stomaco. Se fossero vuoti come sarebbero? Una testa vuota, la negazione del ragionamento e dell’intelligenza; un cuore vuoto, l’anaffettività allo stato puro; uno stomaco vuoto, un deterrente per chi vuole dimagrire ma a lungo andare potrebbe rivelare malattie ben più serie.

IL VUOTO

C’è una funzione organica e una funzione emotiva del vuoto; ciascuna agisce in maniera apparentemente autonoma dall’altra ma spesso s’intersecano in uno stato di reciproca dipendenza. Succede, ad esempio, che si ha fame non per appetito ma per rabbia, delusione, frustrazione. Allora ci si rimpinza ben bene senza tuttavia provare alcuna sazietà sicché il vuoto resta come se nulla fosse entrato nello stomaco.

Ma può accadere che per le stesse ragioni di uno stato d’animo cupo e doloroso non si riesca a mandare giù nemmeno un briciolo di pane. Qui è la funzione emotiva del vuoto a prendere il sopravvento e a condizionare l’altra, quella organica, che non si alimenta di alcunché finendo con l’essere la stessa cosa, ovvero vuoto assoluto.

Quante sfaccettature ha il vuoto! Dallo stomaco al cervello, il passo è breve. Qui a farla da padrona sono i pensieri o meglio l’assenza dei pensieri. Un corto circuito che non fa ragionare e nemmeno intessere con se stessi il benché minimo dialogo. Ma lo stesso senso di vuoto si prova anche quando c’è un sovraffollamento di pensieri, disordinati e illogici, che sembrano riempire la mente e invece la svuotano di ogni facoltà di ragionamento chiaro e lineare.

Senza dimenticare che ci sono i vuoti a perdere, quelli che anche se provi a soffiarci dentro rimangono flosci come un otre riverso per terra che nemmeno il dio dei venti riuscirebbe a gonfiare. Vuoti a perdere che nessuno vorrebbe ricevere in cambio perché non si alimentano mai di nessuna sostanza, né organica, né emotiva.

E un cuore vuoto? Forse la forma di assenza più grave e preoccupante. La funziona organica opera perfettamente ma quella emotiva non dà alcun segno di vita. E’ la morte sostanziale, la fine di ogni ardire generoso e propositivo. Un cuore vuoto è peggio di una testa vuota, di uno stomaco senza cibo.

Un cuore vuoto è una giornata senza sole, una notte senza stelle, un mattino che è già tramonto, l’infinito che è già finito, un albero spoglio di foglie morte, il bianco e nero che prende il posto dei colori più belli e splendenti, un fiore che appassisce prima ancora di sbocciare.

La fine.

Come quando nel silenzio lanci un urlo ma è solo un sussurro. Nessuno ti ascolta e la tua voce si disperde nel vuoto.

Nel tuo vuoto.

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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