SCUOLA, di Sandro Penna, recensione di Elvio Bombonato

Sandro_Penna_1

SCUOLA, di Sandro Penna, di Elvio Bombonato. Alessandria

Negli azzurri mattini

le file svelte e nere

dei collegiali. Chini

sui libri poi. Bandiere

di nostalgia campestre

gli alberi alle finestre.   

 SANDRO  PENNA     (da “Poesie” 1927-38)

– svelte:  fa freddo.

– nere:  scure, il colore della divisa.

– collegiali:  la scuola è fuori dal collegio.

– bandiere:  simbolo.

– gli alberi:  iperbato con il soggetto in fondo.

Anche questa lirica di Sandro Penna (Perugia 1906- Roma 1977), evidenzia, come sempre in lui, la leggerezza del tocco.  Una sestina concentratissima, di estrema sintesi e musicalità assoluta: scorre via come un ruscello in Val Varaita.

Troviamo tre enjambements:  due forti che separano i complementi di specificazione, e uno debole che separa il complemento di stato in luogo figurato.

La lirica deriva dal “sublime dal basso” del Pascoli simbolista (Contini), passato attraverso la mediazione di Saba, che fu il primo a scoprire Penna, nel 1930.  Il titolo fa corpo col testo, consistente in due immagini lunghe, con in mezzo una breve, che spezza i versi 3 e 4. Collaborano alla fruizione il ritmo svelto dei settenari (accento sulla sesta sillaba); le rime ab/ ab/ cc: due alternate e una baciata; la densità semantica di ogni parola; il colorismo dominante , colore sia espresso sia sottinteso; il movimento fuori, dentro, fuori, oppure esterno, interno, esterno.

I passaggi sono taciuti (ellissi), si colgono per deduzione ( inferenza) , per es.: l’uscita dal collegio, il portone della scuola, le scale, il corridoio, l’aula, il banco, l’insegnante in cattedra, lo sguardo dei ragazzi ecc. Mancano i verbi:  stile nominale, si fonda sul nome, pochi gli aggettivi. I sentimenti dei ragazzi sono indicati dalle due metafore:  scuola/prigione; campagna/libertà;  palesemente condivisi dal poeta.

  I pregi sono la freschezza e l’ immediatezza di una poesia fatta di niente, un disegno.

 L’ iperbato finale col soggetto in fondo significa:  gli alberi guardati dagli alunni attraverso le finestre dell’aula sono il simbolo della nostalgia per l’estate finita;  metafora intesa sia come similitudine abbreviata (come le bandiere sventolando provocano allegria così gli alberi, visti dalle finestre, suscitano la nostalgia dei ragazzi, di quando giocavano liberi e felici in campagna), sia come spostamento di campo semantico, da quello del sentimento provato dai ragazzi a quello agricolo-arboreo.

Nota, la mia nostalgia:  con questa poesia accoglievo il primo giorno la classe prima linguistico.  Salutavo, scrivevo il mio nome alla lavagna, dettavo la poesia.  Poi la spiegavo, facendo domande e stimolando la risposte delle allieve.  Alla fine dell’ora (il tutto era obbligatoriamente scritto, controllavo che prendessero gli appunti con le frasi, gli appunti fatti solo di parole non servono a nulla), mi guardavano stranite e si chiedevano, ma costui, che non possiede neppure il cellulare, da dove arriva. 

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