Emily Dickinson e la solitudine come scelta

Inchiostro viola

Ieri ascoltavo una conferenza, in cui una nota psicoanalista della Normale di Pisa analizzava la poesia di Emily Dickinson non dal solito punto di vista.

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Ella analizzava l’interiorità della poetessa attraverso le sue opere.

E’ ben noto di come la Dickinson in vita non avesse avuto molto successo, solo sette delle sue numerose poesie furono pubblicate su una nota rivista, che, tuttavia, non ottennero l’attenzione tanto desiderata.

La mancanza di comprensione delle sue opere rappresentò per la poetessa un passaggio importantissimo per la “metamorfosi” della sua scrittura; ella infatti capì che i suoi versi erano troppo importanti per essere dati in pasto a critici e letterati che non li avrebbero mai compresi.

Così continuò a scrivere per sé stessa, per sentirsi meno sola.

Già, proprio lei che della solitudine aveva fatto una scelta volontaria.

Ritornando alla conferenza dalla psicoanalista, quest’ultima spiegava di come in realtà vi sia una una differenza…

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