Fräulein, la favola sul cambiamento, di Benedetta Pallavidino

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Recensione di Benedetta Pallavidino

Fräulein, una fiaba d’inverno

di Caterina Carone

C’erano una volta una regina, il suo castello, la sua carrozza ed i suoi sudditi, sono tutti ingredienti basilari per costruire la più classica delle favole, ma cosa cambierebbe se l’incipit si trasformasse in; “C’erano una volta una Regina, il suo vecchio hotel chiuso da anni, la sua Apecar ed una gallina di nome Marilyn”? La risposta ce la fornisce Caterina Carone nel suoFräulein, una fiaba d’inverno.

Regina è una burbera e solitaria zitella, proprietaria di un hotel dismesso, che tutti in paese chiamano Fräulein (signorina, zitella). Regina vive una vita monotona e ripetitiva, scandita dalle partite a carte con le amiche, i piccoli lavoretti svolti in aiuto dei compaesani più anziani, e le chiacchiere con la fedele compagna di vita: Marilyn, una gallina. Mentre sulla terra si abbatte una preoccupante ed alquanto insolita tempesta solare, la vita di Regina è destinata ad un brusco cambiamento dettato dall’arrivo di Walter Bonelli, un misterioso turista, determinato a voler soggiornare nel suo albergo.

Fräulein è una favola moderna sull’amicizia, sul dolore, sul desiderio, e sul cambiamento, un cambiamento che viene annunciato e richiamato dal parallelismo con una variazione atmosferica che diventa metafora della metamorfosi umana. La conoscenza di Regina e Walter è un viaggio condiviso

alla ricerca di se stessi, di ciò che si era in passato e di ciò che si può ancora essere. Regina deve liberarsi dalla gabbia che da sola si è costruita, e può riuscirci non ascoltando cassette di meditazione zen, ma imparando a spogliarsi dei fardelli che la opprimono. Walter deve lasciar andare il passato  o relegarlo a ricordo ininfluente per il presente.

Il cambiamento è ormai chiaro e cristallino nel momento in cui Regina arriva a chiedersi “perchè mi chiamano Fräulein, io mi chiamo Regina”, dimostrando di essere uscita da quello stato di totale apatia in cui aveva vissuto per anni. “Perchè non capiscono niente”, la risposta di Walter, dimostra quanto sia profonda l’intesa con la sua ospite.

Il film di Caterina Carone è una commedia surreale delicata, fatta di silenzi, che emozionano più di mille parole, di attenzione per i dettagli – merito del documentario da cui Carone proviene –, un film in cui nulla è lasciato al caso o è destinato a passare in secondo piano. Per quanto Walter e Regina siano i protagonisi assoluti, ogni singolo personaggio secondario viene inserito in una posizione tattica, svolge un ruolo destinato a sfumare i colori accesi e brillanti della storia, impreziosita dalle straordinarie interpretazioni di un  inconsueto ed elegante Christian De Sica e da una magnetica ed intensa Lucia Mascino.

Come in ogni favola che si rispetti i personaggi vivono il loro presente, ciò che riguarda il loro passato non è pertinente alla storia e non pesa in alcun modo allo spettatore non conoscerlo. Ed il lieto fine? I protagonisi vivranno felici e contenti? Se Fosse Regina a dover rispondere guarderebbe in macchina, abbozzerebbe un timido sorriso e sussurrerebbe . “Forse.”

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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