L’armadio, di Silvia Cozzi

L’armadio è di noce brunito,
le ante pesanti, socchiuse;
le mani sul grembo posate
si muovono a tratti nervose,
febbrili, sudate ed ansiose.
Lo sguardo di vetro si sposta lontano,
non vuole guardare,
non vuole vedere il dolore.
Riecheggiano forti parole vigliacche
cattive, che graffiano il cuore.
Non sono più quella di ieri,
ma solo un insieme di stracci
raccolti per caso che dita pietose
zelanti hanno poi rabberciato
con trame di filo spinato.
E cade la goccia, ne sento il rumore,
tintinna il lavello del bagno.
Il ritmo insistente, costante,
scandisce alienante il morire
di giorni di luce e speranza.
Il buio ormai avvolge la stanza.
SC