LA BOTTEGA DELLA POESIA, di Fina D’Ignoti

LA BOTTEGA DELLA POESIA, di Fina D’Ignoti
Giacomino passeggiava per la Palermo antica, soffermandosi a guardare dentro i piccoli usci delle botteghe che si susseguivano lungo le strade delle corporazioni . A passi brevi , lenti , girovagava, quasi sentendo brividi di piacere inalando l’odore di vero che esse emanavano .
Era l’inizio degli anni sessanta del secolo scorso. Si , si parlava di boom economico . Era pur vero che le industrie del nord Italia , producevano , esportavano , vendevano, realizzavano benessere, ma al sud ,la situazione era diversa, molte famiglie vivevano in condizione di povertà quasi totale.
Giacomino aveva quindici anni . Dopo avere conseguito la licenza di scuola elementare , per qualche tempo aveva aiutato papà in campagna. Lui avrebbe voluto continuare a studiare, lusso impossibile per la sua famiglia. Pensò di andare a cercare lavoro in qualche fabbrica di Milano , Torino, ma… lui amava la letteratura, la poesia…
Giacomino passeggiava per via Calderai, Materassai, Candelai. Guardava le insegne : La bottega del ferro battuto, La bottega del rame… Ecco !! Ci sono !! Perché no ?! LA BOTTEGA DELLA POESIA!!

Mastro Giacomino trascorreva l’intera giornata nei due metri quadri della sua botteguccia cosparsa di fogli, rimanenza di vecchi quaderni che utilizzava per prendere appunti. In un piccolo cassetto dello scrittoio, addossato alla parete dove campeggiava una vecchia stampa raffigurante San Giovanni della Croce, protettore dei poeti, custodiva gelosamente buste e carta da lettere in fine pergamena. Respirando l’aroma d’inchiostro di cui era pregna l’aria, si colmava i polmoni di piacere. Scriveva su ordinazione poesie d’amore per gli innamorati e per arrotondare ulteriormente, si dava da fare con l’ausilio della sua fine grafia a scrivere partecipazioni di nozze, biglietti d’ invito o di presentazione.
Poi i tempi cambiarono. Gli innamorati non sentirono più la necessità di farsi scrivere poesie romantiche, le trovavano dappertutto, bastava copiarle . Qualcuno però ogni tanto ancora si ricordava di lui, magari c’era chi preferiva presentarsi con il biglietto scritto a mano o qualche irriducibile romantico che tentava di far colpo con una poesia esclusiva.

Il tempo passò. Mastro Giacomino si era fatto vecchio, era arrivato il momento di chiudere i battenti del suo amato negozietto, lo scrutava in ogni suo centimetro quadrato , con lo sguardo umido ed appannato. Con il dito raccoglieva su di ogni mensola d’appoggio , polvere intrisa di poesia.

“Posso? E’ permesso ?”

“ Prego signorina , si accomodi”

Era una bella ragazza, una bellezza serena , tranquilla. Elegante, un’eleganza senza fronzoli, leggermente retrò.

“ Cosa posso fare per lei , signorina?”

“ Hai già fatto tanto per me, cos’altro vuoi fare? Mi hai amata, sostenuta , diffusa. Con me hai sognato e fatto sognare, mi hai fatto volare in cieli infiniti, su prati tinteggiati da ogni fiore mi hai fatto passeggiare, cullare dalle onde del più placido mare. Mi hai guardata amandomi da ogni angolazione, e dentro il mio cuore hai riposto i ricordi delle più belle storie d’amore. Adesso sono io che voglio fare qualcosa per te, desidero farti riposare sul mio seno che è sempre accogliente ed ha profondità impensabili, ma prima rispondo all’invocazione che tante volte mi hai rivolto : eccomi sono la poesia!

FINA D’IGNOTI PUGLISI

( Dedicata a tutti gli amici che amano la poesia, la onorano con i loro scritti e non la sviliscono con inutili competizioni , invidie , gelosie, dalle quali scaturiscono solo cattiverie. Permettete, non me ne vogliano gli altri, di fare qualche nome in particolare: OANA LUPASCU, ELENA MILANI, CARLA NIOLA, IMMACOLATA ISEO , NICOLA CORRIAS. E con tutto il cuore grazie a tutti. )