HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone

Un test ematico per i soggetti a rischio di artrite reumatoide potrebbe identificare coloro che svilupperanno la malattia entro 3 anni. Si tratta di un nuovo biomarcatore con un potere predittivo migliore rispetto ad ogni altro che sia stato valutato sinora, come illustrato da Anne Musters dell’Amsterdam Rheumatology and Immunology Center, autrice di uno studio su 129 soggetti.

La presenza di almeno 5 cloni di recettori B-cellulari dominanti (BCR) nel sangue periferico predice infatti l’insorgenza a breve termine della malattia. Questa informazione potrebbe essere impiegata per valutare interventi precoci che prevengano l’insorgenza della malattia stessa.

Alcuni studi hanno dimostrato che il trattamento precoce è più efficace rispetto a quello ritardato, e che il trattamento può dilazionare l’insorgenza della malattia. Alcuni esperti tuttavia sono scettici sull’applicazione di questo biomarcatore, in quanto esso comporterebbe rischi psicologici per il paziente, fra cui stress per l’imminente insorgenza dell’artrite reumatoide , ed inoltre…

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