Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

Michele Filippo Fontefrancesco: Altro debito: NO GRAZIE!

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“Aumentiamo il debito! Andiamo al 2.4! No di più! Di più!”

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Questa frase, caricaturale riassume quasi quindici giorni di dibattito pubblico nazionale. Una discussione che dimostra quanto fuorviante può essere un ragionamento quando non si affronta nella sua totalità. Il dato tanto chiacchierato è la differenza tra quanto lo stato italiano incassa in tasse e quanto spende. Aumentare tale differenza vuol dire che lo stato sarà obbligato a emettere titoli di debito (per intenderci BOT e CCT) ancora più indebitandosi, quindi obbligando lo stato a pagare dall’anno prossimo ancora più interessi sul proprio debito. In altre parole, mi gioco il futuro per ottenere qualcosa nel presente.

Già di per sé questa scelta politica è discutibile, in particolare se si condivide la famosa massima indiana secondo cui l’Italia “non è eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli”. Questo è ancora più discutibile se si va ad arringare agli italiani che il maggiore indebitamento è un nostro diritto nazionale solo perché la Francia ha varato un provvedimento simile. C’è, infatti, un’enorme differenza tra l’Italia e la Francia: il debito italiano è almeno il 131% del prodotto interno lordo nazionale, quello francese il 96%.

Ciò che sta succedendo è come se, al termine della famosa favola di  Esopo, la cicala rivendicasse con urla e strepiti di avere il diritto naturale di poter mangiare, tanto quanto la formica potrà fare nell’inverno dopo un’intera stagione di lavoro, anziché presentarsi contrita al solio della casa del laborioso insetto. Tutti ascoltando la favola, abbiamo un po’ parteggiato per la cicala, perché per quanto fannullona e cicalona, essere condannati a morire di fame al gelo a causa del proprio ozio estivo sembra una pena smisurata e incapace di portare la cicala ad un ripensamento, un cambiamento, una redenzione. Se la storia, però, avesse visto la cicala presentarsi alla porta della formica urlando ed imprecando, rivendicando il suo diritto di essere fannullona, anziché apparire dispiaciuta, per quanto profondamente cattolici nell’etica, probabilmente avremmo tutti reagito in modo diverso augurando alla cicala di andare verso altri paesi.

Ora il governo ha deciso che l’Italia debba comportarsi da cattiva cicala, mangiando ancora un pezzo di futuro del nostro Paese per i comodi della campagna elettorale di due partiti populisti. Francamente, la cosa è inquietante; ancora di più ascoltando il silenzio dei maggiori partiti di opposizione.

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