Alle 21,00

Aquilone di pensieri

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Sedette sul divano e cominciò ad attendere. Sfilò dal pacchetto una sigaretta e l’accese, fissando il telefono con aria di sfida. Aspirò un paio di boccate di fumo, poi spense la sigaretta schiacciandola con rabbia contro il portacenere, lo sguardo fisso sull’apparecchio telefonico. Accavallò le lunghe gambe e incrociò le braccia sul petto, sempre più imbronciata. Rimase così per qualche minuto, poi si alzò, sbuffando, e andò verso il telefono con passo deciso. Afferrò la cornetta, portò il ricevitore all’orecchio e prese a comporre il numero che ormai sapeva a memoria. Uno, due, tre squilli.
<Pronto?> fece una voce maschile.
<Aspettavo una tua chiamata> sbottò subito lei.
<Avevamo stabilito alle 21,00 e sono appena le 19,30> replicò lui, cauto.
<Sì, certo, proprio da stasera hai deciso di darmi ascolto, quindi?>.
<Cosa ti prende? Lo avevamo deciso insieme>.
<Ok, però non è possibile che non ti sia venuta voglia di sentirmi…

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