Serena Artuso: Uno scrittore è “un ladro di storie”

di Pier Carlo Lava

Serena Artuso scrive sin da piccola, dice che la rilassa, ha scritto diversi libri e recentemente un suo elaborato,“La locanda alla fine del mondo” ha vinto il concorso indetto dalla Casa editrice “La collina dei ciliegi”. L’abbiamo intervistata in esclusiva perAlessandria today, queste le sue risposte alle nostre domande:

Ciao Serena e benvenuta nel blog, ci racconti chi sei e qualcosa della città dove vivi?

Ciao, innanzitutto grazie mille per l’opportunità. Sono un ragazza (sì, mi sento ancora giovane) di ventinove anni e sono un medico specializzando. Vivo in una piccola città in provincia di Treviso, dove sono cresciuta, è un paese piccolo e tranquillo e si adatta perfettamente alle mie esigenze.

Cosa ti ha spinto a scrivere e come definiresti una scrittrice?

Fin da piccola mi è sempre piaciuto scrivere, mi rilassa ed è una sorta di evasione dalla vita quotidiana. Il primo vero romanzo che ho letto è stato piccole donne ed il mio personaggio preferito era Jo March, la scrittrice fra le quattro sorelle protagoniste; ecco, fin da bambina volevo essere un’autrice, proprio come Jo.

Non saprei come definire uno scrittore, l’unica frase che mi viene in mente, anche se non riesco a ricordare con esattezza dove l’abbia sentita, è “un ladro di storie”.

Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo libro e quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Sembrerà un po’ banale, sono arrivata a pubblicare partecipando a concorsi letterari, di cui mi informavo tramite il web e seguendo qualche blog. Alcuni racconti sono stati rifiutati, altri sono piaciuti e mi hanno proposto contratti per pubblicarli. La difficoltà maggiore, secondo me, è confrontarsi con sé stessi, con i propri limiti, soprattutto quando si comprende che ciò che abbiamo scritto non è piaciuto, ed anche con la propria timidezza. Un altro problema, nel mio caso specifico, è l’essere, forse un po’ troppo, precisina. Mi spiego meglio: ogni volta che riapro il file di un elaborato, anche dopo averlo riletto mille volte, trovo comunque qualcosa che non va, anche solo una virgola fuori posto; ad un certo punto devo farmi coraggio, chiudere il testo e spedirlo, o passerei la vita a cambiarlo e correggerlo.

Hai pubblicato con Wizads and Blakholes “La mia anima più pura è per te” e con Delos Books “Fiori di ciliegio”, ce ne vuoi parlare?

Per quanto riguarda “La mia anima più pura è per te” è un racconto fantasy; si tratta, in assoluto, del mio genere preferito, perché permette di non avere limiti alle cose che si possono immaginare o inventare. I protagonisti sono due innamorati ed il loro amore, che sembra impossibile.

“Fiori di ciliegio”, invece, appartiene alla cosiddetta “chick lit”, amo molto anche questo genere letterario, perché è molto fresco e grazioso e permette di ridere e rilassarsi, lasciando, per un po’, i pensieri alle spalle. Nel mio testo, tuttavia, non possono mancare richiami al mondo dei fumetti e delle serie TV.

Recentemente un tuo elaborato “La locanda alla fine del mondo” ha vinto il concorso  indetto dalla Casa editrice “La collina dei ciliegi”, ce ne vuoi parlare?

Sono molto felice che sia piaciuto e che abbia, addirittura, vinto il concorso. Si tratta, ancora una volta di un racconto fantasy, ma in esso si possono trovare richiami alla realtà in cui viviamo ed al mio personale modo di vedere il mondo.  Spero che appassioni chi lo vorrà leggere e che faccia anche un po’ riflettere.

Hai partecipato all’antologia: “Ma il dottore si ammalò” con il racconto “Ma il mio universo continua a bruciare”, con il testo “Il re della notte (… e degli idioti)”, ce ne vuoi parlare? 

Per quanto riguarda “Ma il mio universo continua a bruciare” si tratta di una fan fiction ispirata alla famosa serie Doctor Who. E’ uno dei programmi televisivi che adoro, perciò, appena scoperto che c’era la possibilità di partecipare ad un’antologia sul personaggio, ho pensato che fosse un’occasione da non perdere.

“Il re della notte (… e degli idioti)” è invece un racconto per un’altra raccolta, di genere fantasy, ma umoristico, che ha per protagonista un vampiro un po’ svampitello.

Hai partecipato al concorso letterario “Racconti fantastici in autostop” e con “Cuore oscuro” al volume “La scelta del capitano”, ce ne vuoi parlare?

Al concorso “Racconti fantastici in autostop” ho partecipato con “Il re della notte (… e degli idioti)”, di cui accennavo prima. “Cuore oscuro” invece è un testo breve, di argomento piratesco.

Quali sono i tuoi autori preferiti e come vedi il presente e il futuro della cultura nel nostro paese? 

Devo dire che leggo soprattutto libri fantasy, che, secondo la mia opinione, è un genere un po’ di nicchia, anche se recentemente mi sembra in espansione, anche per quanto riguarda la letteratura italiana, e di questo non posso che essere entusiasta. Per quanto riguarda gli autori, io amo particolarmente i libri di Anne Rice, che è la mia scrittrice preferita per il genere gotico- sovrannaturale; tra un po’ dovrebbe uscire un suo nuovo romanzo e sono proprio sulle spine. Tuttavia, il mio autore preferito in assoluto è Stephen Chbosky, non so spiegare con esattezza il motivo, ma mi sono lasciata trascinare delle sue parole, al punto che ho letto più volte il suo libro “Noi siamo infinito” ed ho pure comprato l’edizione in lingua originale, per essere sicura di essere il più vicino possibile al pensiero dell’autore e cogliere quelle sfumature che, con una traduzione, andrebbero perse.

Stai già scrivendo il tuo prossimo libro e nel caso stai pensando a nuove tecniche di Marketing promozionale? 

Sto scrivendo qualche racconto. Ho nuove idee che mi frullano in testa, anche se talvolta, purtroppo, ho poco tempo per mettermi davanti al computer e trasformare queste idee in un testo scritto coerente.

Programmi per il futuro e sogni nel cassetto?

I sogni nel cassetto fanno la muffa. Scherzi e frasi fatte a parte, spero di continuare il mio lavoro e, nel contempo, di non smettere di scrivere, spero che i miei racconti piacciano e che qualcuno, leggendoli, possa essere, almeno un po’, felice, come lo sono io quando scrivo. 

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