I giovani ma non solo e i problemi del lavoro, di Pier Carlo Lava

di Pier Carlo Lava

Alessandria: Appartengo ad una generazione nella quale il lavoro non mancava e quando raramente capitava di perderlo, o invece più frequentemente si decideva di cambiare azienda per migliorare la propria posizione economica o per motivi di carriera, non c’erano problemi a trovarne un altro. 

Ai lavoratori più qualificati, senza alcuna differenza fra operai, impiegati, funzionari o dirigenti, bastava una telefonata a chi li aveva contattati in precedenza con una proposta lavorativa e nel giro di qualche giorno operavano per un altra azienda, per quelli meno qualificati occorreva comunque poco tempo per una nuova sistemazione. All’epoca esisteva quasi esclusivamente il contratto di lavoro a tempo indeterminato e le varie organizzazioni sindacali, vantavano nei confronti delle imprese, un peso contrattuale decisamente superiore a quella odierno.

Negli anni 60 e per alcuni decenni a seguire l’occupazione non rappresentava ancora un grande problema, ma il cambiamento era nell’aria, i primi segnali importanti sono iniziati in particolare a partire dall’anno 2000, il mondo stava evolvendo, i mercati emergenti, la globalizzazione e la concorrenza internazionale iniziavano a produrre i primi effetti, che in seguito diventarono devastanti per le imprese italiane.

Le crescenti difficoltà delle stesse determinarono due conseguenze, l’inizio della delocalizzazione di diverse aziende in paesi dove il costo della mano d’opera era decisamente più basso e un ulteriore conseguente aumento della disoccupazione.

Ad aggravare il contesto va detto che i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni alla guida del paese, non sono stati abbastanza lungimiranti nel capire per tempo che era necessario definire interventi, per tentare di porre rimedio a quello che stava succedendo. 

Anzi ci non stati anni nei quali mentre in altri paesi europei si prendevano iniziative per limitare i danni, in Italia chi governava affermava che nel nostro paese non c’era la crisi. 

In seguito quando ormai era tardi vennero effettuati numerosi interventi sui contratti di lavoro con l’introduzione di varie tipologie tutte a tempo determinato, che anziché influire positivamente sull’occupazione determinarono l’effetto opposto, cioè un aumento della disoccupazione.

Come se non bastasse ci fu l’avvento della crisi iniziata negli Stati Uniti e poi trasferita in Europa e nel nostro paese dal 2008, con la conseguenza di un ulteriore peggioramento della situazione, con le imprese italiane (in gran parte responsabili per il loro immobilismo) sempre più in crisi e di riflesso (anche per colpa dei nuovi contratti) un continuo aumento del precariato e della disoccupazione, che ha portato il paese alla situazione odierna. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli record, quasi quattro giovani su dieci (il 37,2%) sono disoccupati e chi trova un lavoro non ha un reddito adeguato per contrarre un mutuo, per farsi famiglia e conseguentemente nessuna garanzia per il futuro. Questo spiega perché molti giovani rimangono a lungo in casa con i genitori.

Negli ultimi anni un numero sempre maggiore di giovani, ma ultimamente anche i quarantenni emigrano all’estero verso altri paesi europei dove è più facile trovare un occupazione, anche come camerieri, baristi, cuochi, ecc. e poi con il tempo facendosi valere migliorare la loro posizione iniziale.

Premesso che oggi è indispensabile conseguire una laurea, conoscere le lingue base e l’informatica, ma va detto che nel nostro paese ci sono categorie di lavoratori che hanno meno problemi di altre, perchè le richieste non mancano, infatti scorrendo gli annunci dei vari siti online di offerte di lavoro, manager qualificati a parte che sono sempre nel mirino dei cacciatori di teste di agenzie che si occupano specificatamente di questo settore, emerge che le richieste più numerose riguardano venditori, e lavoratori specializzati, settori nei quali le imprese fanno addirittura fatica a trovare candidati.

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