Mio padre la rivoluzione, di Antonio Sparzani

mio padre orecchio-copertina

di Antonio Sparzani: Non mi è facile scrivere una recensione di Mio padre la rivoluzione, di Davide Orecchio (Minimum Fax, 313 pagine, € 18,00), perché non so da dove cominciare, ma ci tengo a farlo perché è un libro che mi ha molto colpito. Comincio a dire che si tratta di 12 “capitoli”, non proprio racconti, o forse racconti visionari, tra loro indipendenti, nei quali l’autore gira intorno a, o scava impietosamente dentro, la rivoluzione d’ottobre e molti successivi avvenimenti che a quella rivoluzione sono idealmente collegabili.
Personaggi chiave in molti dei pezzi sono Trockij soprattutto, nell’URSS e anche nell’esilio messicano, ma anche Stalin e Lenin, e Bucharin con squarci impietosi sul terrore staliniano dei tardi anni ’30. Tutto però è reinventato e riscritto con libere fantasie: nel primo capitolo, Una possibilità di Lev Trockij, questi è supposto essere ancora vivo al tempo del XX congresso del PCUS, il 1956 della destalinizzazione operata da Chruščëv, così come in un altro capitolo, Lettera ai cittadini sovietici nell’anniversario della rivoluzione, Rosa Luxemburg è supposta viva negli anni ’40 e contenta dell’andamento pacifico e autenticamente socialista, ironia dell’utopia, della rivoluzione, tanto da mandare appunto la lettera del titolo, sentite:

“cittadine e cittadini sovietici noi questo otto marzo del novecento quarantasette testimoniamo un miracolo noi siamo gli eredi di chi non creò un’uguaglianza di poveri, di chi non impoverì né espropriò, di chi rinunciò a ogni terrore, ci ha spronato in questi anni l’amore verso il bene, non l’odio verso il male, è questo il miracolo, ci scrive Rosa Luxemburg nella sua breve lettera, giusto due paginette” (p. 244)

E per un attimo viene immaginata una storia con una “Assemblea costituente con l’aiuto dei rinsaviti Trockij e Bucharin” in cui un autentico socialismo abbia creato un mondo egualitario di gente felice.
Il capitolo Zimmer Man è invece dedicato a Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan, immaginando che nel discorso di accettazione del Nobel per la letteratura abbia dedicato il premio a Lev Davidovič Bronštejn, in arte Trockij. E dice Orecchio che Dylan trovò un giorno da un libraio una biografia di Trockij:

“impara la vita di Trockij che fu Lev Davidovič, che fu Bronštejn, nel racconto del Profeta armato, Disarmato, In esilio scritto da un comunista polacco, e Zimmer Man vede che non è proprio una vita cristiana, e vede che Lev Davidovič era ebreo nato in Ucraina come i suoi nonni, e vede che la sua origine è una sola come quella di Trockij e vede che la vita di quest’uomo è grandiosa e terribile, e gli prende il desiderio di cantarla e suonarla.” (p. 259)

La scrittura di Orecchio si intreccia ovunque con la storia, con ripetizioni ossessive, con nuove narrazioni di fatti già narrati in altra forma e in altro contesto, e però con una rigorosa precisione storiografica accuratamente e bibliograficamente documentata alla fine di ogni capitolo, in una appositaNota.
Viene molto citato il Breve Corso di storia del partito comunista (bolscevico) dell’URSS,

“testo fondamentale del catechismo di partito dell’èra staliniana, fu una lettura obbligatoria dei cittadini sovietici di qualsiasi classe tra il 1938 e il 1956 […] Opera di enorme influenza, il Breve corso fu il frutto della convinzione delle autorità del partito, dopo i primi anni Trenta, che la storia avesse una funzione fondamentale ai fini dell’indottrinamento”

citazione tratta da David Brandenberger nel suo articolo Breve corso, contenuto nel I volume del Dizionario del Comunismo, Einaudi 2007. Di questo testo apparve in realtà una sola edizione, ma Orecchio ne approfitta per citare da successive immaginarie edizioni, con le modifiche del caso.
Ad esempio nel capitolo intitolato Iosif Adolf Vissarionovič (con l’ovvio accostamento a Hitler, che peraltro l’autore spiega e articola molto nella Notarelativa) viene citata appunto una seconda edizione del Breve Corso, nella quale leggiamo:

“Iosif Adolf Vissarionovič nacque nella razza degli uomini e fu chaotic evil e troppo debole per guerreggiare tutta la vita nella guerra che amava e che era sua madre, ma astuto e concettoso al punto da farsi stregone dopo i trent’anni con l’abilità speciale dell’odio, con la natura speciale di sapersi in pericolo a causa di ebrei, comunisti, capitalisti, con l’abilità peculiare di falsificare, camuffare, raggirare, percepire intenzioni, tanto che il popolo odiato da lui non lo conosceva . . .” (p. 103).

E l’autore doverosamente avverte nella Nota finale che, mentre la prima edizione del Breve Corso è storicamente esistita, le successive varie edizioni da cui cita sono parte della finzione letteraria: successive edizioni letterarie che modificano sempre più il contenuto di quella iniziale.
E così via: i personaggi che entrano in questa visionaria, ma molto densa di contenuti, carrellata di storie sono i più vari, da Gianni Rodari ai soldati di Paulus, da Amedeo Bordiga a Andrej Vyšinskij, da Calvino a Togliatti, e via dicendo.
Non so che altro dire, mi verrebbe da trascrivere qui interi passi, ma avrebbe poco senso in una scarna recensione e dunque mi limito a concludere dicendo che l’ho letto con grandissimo piacere, così come avevo letto con uguale piacere il suo precedente romanzo Stati di Grazia. Ognuno legge i libri in maniera diversa e ognuno ne cava pensieri e intuizioni diverse; questo libro permette a ognuno di proseguire verso molti differenti orizzonti.
Molto interessante è anche il sito dell’autore: https://davideorecchio.it/.

https://lapoesiaelospirito.wordpress.com

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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