IL MONDO CHE NON MI PIACE, di vittoriano borrelli

IL MONDO CHE NON MI PIACE, di vittoriano borrelli

C’è un mondo che non mi piace nei tuoi occhi scuri e indifferenti che mi guardano senza vedermi, che sono già proiettati verso altre attenzioni che saranno a loro volta disattenzioni, cose inutili e ingombranti da dimenticare in fretta con un altro fuggevole sguardo. Tutto scorre così con l’avanzare impetuoso delle immagini che alla fine nulla resta.

IL MONDO CHE NON MI PIACE

Sono gli occhi la spia più autorevole della nostra personalità, del resto non si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima? Basta saper guardare per scoprire quanto di buono o di cattivo ci sia negli occhi di chi ci osserva.

Dubitare di certi occhi, dubitare di certi sguardi. Quelli che ti scrutano per carpire certe informazioni da utilizzare a proprio uso e consumo sono i più subdoli, meglio starne alla larga se non si vogliono avere brutte sorprese. Sono occhi “professionali”, quasi da detective, indagatori e truffaldini per scoprire qualche traccia di te da manipolare a proprio piacimento.

E che dire degli occhi assassini? Quelli che ti osservano incessantemente che te li senti addosso anche quando non li vedi. Sono gli occhi della morte che ti perseguitano fino ad infragilirti, annullarti, diventare preda del loro sguardo omicida. La cronaca è piena di persone, soprattutto donne, che sono vittime di queste morbose attenzioni che preludono alla violenza fisica e letale.

Ci vuole fortuna a non incrociare (o ad essere incrociati) da certi occhi.

Occhi, miliardi di occhi e fra tanti ci sono quelli che ti hanno cercato senza mai trovarti. Uno sguardo sul mondo che non ti piace, una finestra che si apre su una desolante umanità che ti osserva senza vederti, senza capire chi sei veramente e quanto amore potresti dare.

Meglio volgere lo sguardo altrove, sulle cose anziché sulle persone. Come ad esempio il mare che ti regala l’infinito senza chiederti niente in cambio, senza giudicarti e che ti accoglie così come sei tra le sue onde forti e confortevoli.

E poi chiudere finalmente gli occhi perché hai già guardato abbastanza. Riposare in pace.

Come Leopardi nella sua indimenticabile “Infinito”:

“E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

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