I GIOVANI OGGI NON SANNO PIU’ SCRIVERE, di Elvio Bombonato

I GIOVANI OGGI NON SANNO PIU’ SCRIVERE, di Elvio Bombonato

Alessandria: A mio avviso i nostri giovani non sanno scrivere, perché non leggono, non pensano, non scrivono.  Sono quasi tutti vittime di un DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo) generato dai social network, soprattutto dal telefono cellulare con le sue appendici. 

Bombonato-Elvio-

Apparentemente il social net work serve a combattere la solitudine, in realtà la aggrava.  Ricordo nei miei ultimi anni in classe, pochi minuti prima della fine dell’ora, le allieve cominciavano a sentire gli spilli sotto il sedere: stavano pensando al messaggino che attendevano, cui avrebbero risposto. Durante l’intervallo avevano tre mani, per la schiacciatina, l’estatè e il cellulare. 

Io con i miei figli non riesco a parlare senza essere continuamente interrotti dallo squillo del cellulare, che devono tenere acceso per ragioni di lavoro. Io scrivo una mail come fosse una lettera. I loro messaggi, qualunque sia il mezzo usato, non superano un periodo, per cui della mia mail leggono le prime righe e si adirano pure. 

Ma di diventare succube di un mezzo che sembra servire per comunicare, e in realtà stronca la comunicazione sul nascere, succede anche a me: se mando una mail o faccio una telefonata e non mi viene risposto,  mi scatta una fibrillazione ansiogena irrazionale e immotivata. 

L’ansia di restare soli spinge a rispondere costantemente, per “fare sapere all’altro che ci sono”,  ma l’atto stesso crea l’ansia: è un circolo vizioso. (vedi l’articolo collage di vari studi di Riccardo Staglianò, La Repubblica, 26/2/2009). I nostri giovani aspettano l’amico sotto casa e, invece di suonare il citofono, usano il telefonino.   Ai bambini non si regalano più alle ricorrenze, feste, promozioni libri, l’orologio, l’oggettino d’oro; solo telefonini e aggeggi similari di cui ignoro il nome.

 E’ stato calcolato che un giovane manda mediamente 1742 messaggini al mese.  Non ha più tempo per stare solo. Per pensare: alla propria vita, ai propri progetti, a costruire il proprio sviluppo emotivo e cognitivo.  Non si riesce più a leggere in un luogo pubblico: in treno, in sala d’aspetto del medico, sulla panchina del parco.  Montale scrisse alcune sue poesie al caffè “Le giubbe rosse” di Firenze.

Il non saper scrivere è l’esito finale di un modo di vivere coatto; non usano più i quaderni, fanno le foto col telefonino, studiare un testo scolastico è una fatica improba per un giovane che non riesce a mantenere la concentrazione oltre 4 righe. 

I libri degli autori umanisti, non vengono letti: si legge internet, wikipedia o roba analoga.  Su internet trovi tutto, il tema, pardon il saggio breve, già fatto.   Gruppi di studenti o classi lo scopiazzano e poi lo mettono in rete. 

La poesia non viene più letta se la sua lunghezza supera quella degli haiku di Ungaretti (Caproni, figurarsi). Tanto ci sono commento riassunto parafrasi su google.  Come si possa studiare la parafrasi di un canto di Dante o di una lirica di Leopardi, evitando di leggere il testo, non lo capirò mai; eppure ci riescono. 

Facendo così, che cosa perdono? tutto, la bellezza, lo sforzo cognitivo per capire come il significato di una parola possa cambiare nel corso dei secoli.  Ma tanto si tratta di parole che non usano; il loro lessico si riduce a poche centinaia, parolacce e parole vuote (avverbi, congiunzioni, pronomi, esclamazioni, preposizioni) comprese. 

 Siamo entrati nell’epoca del pensiero corto, chi sta solo coi propri pensieri per mezzora è  uno sfigato.   Ma per conoscersi, per fare delle cose insieme, è necessario il faccia a faccia prolungato; se non c’è, i rapporti affettivi si deprivano e scompaiono in fretta.  I nostri giovani hanno il terrore del vuoto, dei tempi morti, della solitudine appunto, ma vivono in un modo che più vuoto e più solo non si potrebbe.

I contatti virtuali non servono alla costruzione di sé: servono a coprire un vuoto con il vuoto.  Non essere capaci di scrivere non è il primo problema, sono i decerebrati che avanzano il problema: bullismo, ocaggine, razzismo, pregiudizi, incapacità di compiere un’analisi o un collegamento logico elementari (principio di identità, di non contraddizione del terzo escluso), altro che sistema binario di Leibniz e dialettica di Hegel. Neppure gli stoici o gli epicurei sono in grado di capire e di collocare nel posto giusto, sostituiti da una bella mappa copiata in rete.

Elvio Bombonato

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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