L’uomo dalle parole di vetro, di Raoul Bianchini

da Izabella Teresa Kostka

Carissimi Lettori,

oggi desidero presentare e consigliare un romanzo sublime, uno schizzo letterario di rara bellezza caratterizzato dall’estrema sensibilità e dalla grande maturità dell’autore. “L’uomo dalle parole di vetro” di Raoul Bianchini ci incanta dalla prima pagina, guidandoci in un lungo viaggio verso le lande del silenzio e della ricerca del vero senso dell’amare. L’amore come sentimento universale, non espresso soltanto nell’atto sessuale tipicamente carnale, ma segnato dalla complicità  e dall’unione spirituale tra uomo e donna.

LA PREFAZIONE 

Dove vai, Umano, inquieto viaggiatore, 

pellegrino eterno tra le onde del tempo, 

guerriero perduto nei silenzi dell’animo 

alla ricerca costante dell’essenza d’amore?”

cit. Izabella Teresa Kostka

Silenzio, cullante suono dei nostri pensieri, fragili scatti di perduta infanzia profumata di salsedine e di ricordi salmastri. Sensazioni, mute parole galleggianti nell’aria, fuggenti immagini oltre il tempo. Un quadro sublime dell’essere umano.

“L’uomo dalle parole di vetro” di Raoul Bianchini non è un semplice racconto d’amore, ma un vero acquerello dipinto con parole soavi sussurrate in silenzio, al vespero colmo di calore estivo e profumo del mare.

Nel mondo di oggi, così sazio di volgarità e squarcianti rumori, pieno di rabbia, rancore e sofferenza, lo scrittore regala al lettore un delicato libro di narrativa paesaggistica e sentimentale, in cui la mancanza dei dialoghi tra i due protagonisti sottolinea in modo perfetto la grande sensibilità e finezza d’espressione. La trama scorre lentamente, con una certa pigrizia e voluta disinvoltura, libera da ogni confusione e dalla frenetica corsa dei nostri tempi: non bada alle lancette dell’orologio, ma viene scandita soltanto dalle maree, dal sorgere e calare del sole, dal planare dei gabbiani e da un soffio inaspettato di brezza marina.

In questo idilliaco spazio temporaneo dipinto dall’autore continua il monologo del narrante, un racconto in cui come in uno  specchio si riflettono vari tormenti e pensieri dei personaggi, le loro emozioni, i desideri, una delicata sensualità fatta di sguardi, carezze, baci mancati da troppo tempo. Un viaggio

alla ricerca del tempo che fu, ricordi sbiaditi ma ancora insistenti come un tarlo nell’inconscio privo di voce.

Percorrendo le pagine del libro emergono davanti ai miei occhi gli scatti di un famoso film di Jane Campion, “Lezioni di piano” (1993), la sua sottile e muta protagonista (strana coincidenza con la disabilità di Caterina creata da Raoul Bianchini) e i versi scritti da Thomas Hood nel suo poema  “Silence” : « C’è un grande silenzio dove non c’è mai stato suono, c’è un grande silenzio dove suono non può esserci, nella fredda tomba, del profondo mare ».

Quel mare che accompagna con lo scorrere delle onde ogni passo di Joseph e Caterina, ogni attimo di quel pellegrinaggio emotivo verso l’essenza del loro amore, il loro sentire e i loro ricordi, verso la catarsi e la purificazione, la speranza e liberazione dal passato, che si esprimono nelle ultime essenziali parole scritte dai protagonisti del libro a quattro mani sulla sabbia : 

” Mai più ritorneremo, mai più ritorneremo…”

Izabella Teresa Kostka, Milano 2015

L’autore racconta di se stesso:

Mi sono laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Roma 3 con Specializzazione in Storia dell’Arte Medievale -Titolo della Tesi “La Semantica degli absidi Romani tra il IV-VI-SEC -Relatore Proff.ssa Silvana Casartelli Novelli – Votazione 110 con lode.

Successivamente alla laurea, insieme alla Prof.ssa Casartelli, intraprendo un viaggio in Siria alla ricerca del Simbolo Cruciforme nelle porte Basaltiche. 

Ciò rappresenta il primo snodo cruciale della mia vita professionale-accademica, che culminerà nell’incontro con la prof.ssa Angiola Maria Romanini (Sovrintendente ai Beni artistici del Quirinale, mandato conferitogli dall’allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi). 

Negli anni a ridosso del 2000 feci un ritrovamento: in una casa privata notai un dipinto e compresi che era assolutamente di valore; dopo numerosi approfondimenti lo attribuii a Giovanni  Battista Gaulli, detto il Baciccio, allievo del Bernini, e divenni in tal modo noto all’interno di Roma 3, sino a tenere conferenze sul Barocco anche all’Università la Sapienza.

Successivamente mi venne proposto un Master sull’Apocalisse Giovannea e la sua interpretazione, lo frequentai per tre anni e mi specializzai sulla comunicazione di massa ed Esegesi Biblica. 

Un anno dopo vengo contattato personalmente dall’allora Direttore del Quotidiano della Cei Dino Boffo, con il quale stringo una profonda amicizia, prima della sua esclusione dalla Direzione del Quotidiano e della Direzione di Sat 2000. Prima che ciò avvenisse faccio uno stage di 6 mesi dove apprendo tecniche di montaggio e la vita redazionale.

Entrato in Avvenire redigo più di 80 articoli, divenendo così pubblicista ; uscendo due volte in Terza Pagina con un articolo che poi mi verrà richiesto più volte da altre teste “Bambini a Perdere”, promosso dall’Ilo (International Labour Organization). Sono inviato sotto il Governo Berlusconi a Palazzo Chigi dove firmerò l’articolo relativo al Protocollo di Intesa Tra scuola e Nuove Imprese intervenendo alla tavola Rotonda con Angelino Alfano e Renato Brunetta.

Una volta venuto meno Dino Boffo, per il noto caso Feltri, vengo convocato dall’allora Direttore dell’Osservatore Romano Mario Agnes, che mi dà mandato di scrivere un commento ai primi tre Canti dell’inferno di Dante. Passata la prova, entro nell’Osservatore Romano, ma pubblico in Terza Pagina soltanto questo mio commento, in quanto poi Mario Agnes verrà a mancare.

Subito dopo entro al Consiglio Regionale del Lazio come Ufficio Stampa Personale della Segreteria di Piero Marrazzo. Rimango al suo fianco durante tutta la sua legislatura, dopodichè vengo costretto a dimettermi con la restante parte del Gruppo Consigliare.

Torno ad essere un Giornalista “d’assalto”, faccio cronaca su Terza Pagina edita da Sovera, nella quale entro come critico teatrale. Redigo per un mensile non più esistente circa un centinaio di interviste con i maggiori attori e registi teatrali (materiale documentabile). All’uscita dell’album di Fabrizio Moro “Eppure mi hai cambiato la vita” redigo un’intervista “speciale” per il Carabiniere; mensile dell’arma .

Partecipo successivamente alla riattivazione del Pli (Partito Liberale Italiano), parlando al Congresso di Chianciano, mi candido alla Direzione del Partito, ma arrivo secondo dinanzi alla Grandezza di un mio amico Stefano De Luca.

Pubblico il mio esordio letterario con La Casa Editrice Sovera “Udire nel Silenzio” nel 2004.

Successivamente pubblico con gli Editori Riuniti di Torino “L’Uomo dalle Parole di Vetro”, arrivando secondo, ma avendo da parte di Luca Ronconi una proposta di rappresentarlo a teatro. Egli lo considerava un ottimo libro , molto vicino a quello che per me è il suo capolavoro “Quel che sapeva Maisie”.

Lavoro ora al mio terzo libro sui segni invisibili dal Sinai al Gerusalemme e sono parimenti attivo in recensioni che mi vengono richieste sulle mie competenze.

R.Bianchini

Raoul Bianchini è uno scrittore intellettuale, costringe alla riflessione e lascia ad ogni lettore la possibilità di interpretare la fine di ogni romanzo, spesso sorprendente, secondo i propri gusti personali.

“L’uomo dalle parole di vetro” disponibile nelle biblioteche universitarie in prestito.

Romanzo breve

di Raoul Bianchini

Pagine: 37

Prezzo: 7 euro

ISBN 978-88-6170 -029-1

Consigliabile!

Izabella Teresa Kostka, Milano 2016

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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