Lettera ad Alda, di Cristina Saracano

di Cristina Saracano. Alessandria

Carissima Alda,

Da quando sei volata in cielo, il mondo si è messo a girare senza sosta e sempre più si comunica sui social.  Parecchi tuoi aforismi e altrettante poesie si trovano “in rete”, è una cosa bella, perché in questo modo tanti ti leggono e parlano di te.

Mi sento un po’ meglio, sai, quando apro Facebook e ritrovo il tuo volto pacioso e sorridente, le tue labbra rosse e i tuoi occhioni a riempire lo schermo, poi, immediatamente sotto, uno dei tuoi tanti capolavori.

Sei arrivata su questa terra il primo giorno di primavera, come hai narrato tu stessa, come la primavera sei stata bizzarra: un susseguirsi di sole e nuvole, di vento e pioggia, per ridestare la natura dal suo torpore e risvegliare i sensi.

Ho letto del tuo tempo in ospedale, un ospedale particolare, che quando ti ha ospitata si chiamava ancora manicomio, io credo che tutti gli artisti siano un pò matti, ho anche scritto una poesia su questa cosa, ma è dalla stranezza che alberga nelle loro teste che nascono le cose più belle della vita.

Ho letto della tua gioia di essere mamma di ben quattro figlie femmine, ma anche del tuo rammarico per non poterle seguire nella crescita, perché sempre rinchiusa tra le scarne mura di quell’ospedale ad aspettare che la tua mente si risvegliasse dal suo torpore.

Hai parlato del tuo affetto per tua madre, delle incomprensioni con tuo marito, di una vita semplice, al limite della povertà, che porta i più sensibili a dare in escandescenza.

Abitavi vicino ai Navigli, sai che ci sono stata, questa primavera, proprio nella tua stagione: la tua casa è divenuta museo, poche cose: alcuni tuoi scritti, la vecchia porta d’ingresso con le scritte fatte col rossetto, rosso fuoco, come il tuo e il tuo letto. Al piano di sotto ci hanno fatto un piccolo bar e una sala per scambi culturali: la gente si ritrova: si legge, si recita, si può anche suonare, bere qualcosa e lasciare attaccato alla parete con un magnete uno scritto, un ricordo, un’impressione, come a dire “io sono stato qui”.

E fuori, fuori è bellissimo: c’è il verde e non sembra nemmeno di essere a Milano, su un muro c’è disegnato ancora il tuo volto colorato vicino a una grande A, la tua iniziale, la prima lettera dell’alfabeto, come a dire “la numero uno”.

Non ti sbagliavi, Alda, sulla gente: molto invidiosa, sempre meglio farsi vedere sorridenti per seminare un po’ di rabbia o lasciare i cattivi nel dubbio.

E non ti sbagliavi nemmeno sull’amore: struggente passione e su come un bacio possa cambiare il corso della vita.

Di questi tempi la vita non è facile per molti di noi: la crisi economica che ha colpito l’Italia e il resto d’Europa da qualche anno, pare non finire.

Le persone perdono il lavoro a quaranta o cinquant’anni, i giovani non riescono a trovare un’occupazione, siamo tutti molto nervosi, diamo la colpa ai politici, ai potenti, alle banche, alla finanza, siamo stanchi di una vita così.

Io sono sicura che, anche questa volta, tu avresti trovato le parole giuste per descrivere questa situazione con un pizzico d’ironia, e mi spiace che tu non lo possa fare.

Sarebbe stato bello leggere altri tuoi capolavori!

Un’altra cosa mi spiace davvero tanto: è il non poterti dire personalmente tutto ciò, magari meritandomi un bacio affettuoso tra donne che mi lasci sulla guancia lo stampo delle tue labbra colme di rossetto.

Cristina Saracano

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