Gli ultimi passi del sindacone, di Andrea Vitali. Recensione di Cristina Saracano

Che fine avrà fatto Attilio Fumagalli, sindaco di Bellano, detto sindacone per via della sua stazza, la sera della vigilia di Natale?

La moglie, sola e sorda, lo domanda urlando al telefono, al vicesindaco.

Fa freddo e sta per nevicare, ma il vicesindaco e alcuni assessori si mobilitano per ritrovare il loro primo cittadino, che, da qualche tempo, pare abbia un segreto che sta per essere svelato…

Vitali descrive un’Italia del dopoguerra, con tanta voglia di riscatto, di lasciarsi il fascismo alle spalle, di vivere, anche divertendosi, una vita dignitosa, senza tralasciare il tran tran quotidiano.

Anche questa volta l’autore, definito, giustamente “l’artigiano della parola”, riesce a tenermi incollata davanti al libro, per la sua ironia, e per la curiosità di vedere che fine fanno i suoi personaggi, frutto di fantasia, ma ispirati alla quotidianità.

Credo che questa storia abbia più di una morale, che vada letta con attenzione, per poter ritrovare al suo interno il suo completo significato.

Buona lettura!

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