Chiedilo al faggio

Chiedilo lemaitre

I boschi racchiudono più di un segreto. Se i loro alberi secolari potessero parlare, ci racconterebbero di quegli istanti, inafferrabili, che bastano per cambiare un destino. Il faggio crollato, che Pierre Lemaitre ha scelto come punto focale del suo romanzo Tre giorni e una vita, è il testimone di una tragedia improvvisa e insensata. Sotto di lui si apre una voragine, una buca oscura destinata a inghiottire più di un’esistenza.
Nel 1999 il borgo di Beauval, un piccolo mondo chiuso, in cui tutti si conoscono e si soppesano, si sta preparando al Natale. Le giornate sembrano trascorrere come al solito, secondo un copione prestabilito, che prevede che i figli assumano il ruolo dei genitori, sostituendoli nella piccolo teatro della vita di provincia. Regna una pace stagnante, sotto cui covano pettegolezzi e rancori, appena rabbuiata dalla crisi attraversata dalla storica fabbrica di giocattoli in legno, centro nevralgico dell’economia del borgo. Tutto procede, se non nel migliore dei modi possibili, almeno nel più convenzionale, sino a quando Rémi Desmedt, il figlio di un paesano rude e brutale, scompare.

Il bambino si è forse perso nelle foreste che circondano Beauval? Il faggio conosce la risposta e con lui anche il dodicenne Antoine, l’ultimo ad aver visto Rémi. La sparizione del piccolo Desmedt porterà a galla la vera natura di Beauval: dietro facciate apparentemente rispettabili, si nascondono animi gretti, uomini e donne pronti a condannare sull’onda del sospetto e della maldicenza, senza prove concrete.

La piccola cittadina è un nido di vespe, pronte a sollevarsi e a pungere pur di mantenere intatti l’onore e il decoro. Dietro le linde tendine di una casetta, qualcuno è pronto a celare la verità a ogni costo per non mettere a repentaglio la sua rispettabilità, la sua pace di spirito. I panni sporchi ci sono eccome, ma devono essere lavati in privato.

Pierre Lemaitre tratteggia con maestria l’ambiente claustrofobico e ristretto di un borgo che sembra uscito dalla più cupa delle favole. Un paese apparentemente “beau”, grazioso, ma in realtà soffocante e inquietante. Qui basta un secondo per commettere un errore madornale, per sfasare il ritmo di un orologio ben collaudato. Il meccanismo, la vita quotidiana, cerca di ripartire, ignorando il guasto, ma l’ingranaggio che si è rotto non può più essere riparato. Così la vita di chi è responsabile della scomparsa di Rémi non potrà più essere la stessa: tre giorni sono stati sufficienti a cambiarla per sempre, a metterla su nuovi binari a cui non si può più sfuggire. Gli effetti della scomparsa di Rémi, si allargano come cerchi sull’acqua, deformando per sempre menti e cuori, mentre il faggio si tiene per sé la verità.

Le prime pagine del romanzo corrono veloci, si sfogliano in preda a un’angoscia febbrile. Poi, almeno per me, è sopraggiunto una sorta di torpore. Rispetto aLavoro a mano armata e a l’Abito dello sposo, l’autore qui non spinge sino al massimo la tensione. L’ansia non diventa mai insostenibile, mentre i colpi di scena ci sono, ma non sono poi così eclatanti. Lemaitre spinge meno sull’emozione e sull’adrenalina, per concentrarsi di più sull’analisi psicologica di un’intera comunità.

https://unreliablehero.wordpress.com/

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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