Lettori in alto mare: Ai confini della terra

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Una lettura in balia dei marosi: il lettore che mette piede nel piccolo mondo o teatro galleggiante di William Golding deve essere pronto ad affrontare più di una tempesta, anche emotiva. La trilogia Ai confini della Terra va sfogliata tutta d’un fiato, come se fosse un unico romanzo di formazione, il resoconto delle avventure e disavventure marinaresche del giovane Edmund Talbot.
Ai primi dell’Ottocento, questo gentiluomo, intelligente, ma un po’ troppo sicuro di sé e della sua posizione in società, si accinge a lasciare la cara vecchia Albione per l’Australia, dove lo aspetta una brillante carriera politica.

Quello che non sa è che il viaggio, a bordo di un vascello male in arnese, si rivelerà molto più arduo del previsto: la sua spocchia, che gli deriva anche dalla protezione di un altolocato padrino, sarà messa a dura prova sia dall’incontro con esponenti di diverse classi sociali sia dalle asprezze della vita di bordo.

Talbot è affascinato dal nuovo ambiente, dalle usanze e dal linguaggio dei marinai, però ignora tutte le rigide norme che regolano la vita sul mare.Confinato in un ristretto palcoscenico galleggiante, non potrà sfuggire né alle sue debolezze né a quelle dei suoi compagni di viaggio.

Riti di passaggio, il primo volume della saga, deve il suo nome alle particolari cerimonie con cui gli equipaggi festeggiano il passaggio dell’Equatore, linea di demarcazione tra due mondi. La prima delle linee d’ombra che il nostro protagonista dovrà superare.

Edmund scrive per intrattenere e encomiare il suo padrino, senza rendersi conto, almeno all’inizio, di quanto questo diario gli tornerà utile per conoscere meglio sé stesso. Le prime pagine sono dedicate alla presentazione dei passeggeri e degli ufficiali: Talbot ne soppesa pregi e difetti più in base al loro ceto che alla loro personalità, senza rendersi conto che i “soggetti” che vorrebbe ammaliare con il suo charme lo scrutano con occhi altrettanto critici.

Per esempio, Miss Graham, una governante dalla lingua tagliente, è più che disposta rimetterlo al suo posto. Si prosegue con un tono lieve, inframezzato da amorazzi sottocoperta e arguti motti di spirito. In realtà, tetre nubi si avvicinano all’orizzonte: non tutti sopravviveranno ai rituali e alle leggi di Nettuno.

In Calma di vento, ritroviamo un Edmund più rivolto all’introspezione e pronto a scrivere solo per sé stesso. Il gentiluomo è alla ricerca di qualcuno che possa ispirarlo, che possa diventare l’astro della sua narrazione. Sembra trovarlo inCharles Summers, un ufficiale che potrebbe incrinare la sua facciata di autocompiacimento e di presunzione. Un Brav’uomo, uno Starbuck, di umili natali, ma di nobili sentimenti. Purtroppo, il nostro scrivano è destinato a ripiombare nella mondanità: un incontro inaspettato gli farà battere il cuore e lo renderà cieco a tutto e tutti. Per non parlare della serie di terribili capocciate, infortuni degni delle peggiori giornate di Stephen Maturin, l’amico privo di piede marino del fortunato Jack Aubrey.

In Fuoco sottocoperta, Talbot si è ripreso dai suoi bernoccoli, ma non dalla sua passione. Giusto in tempo per scoprire che la nave su cui viaggia sta andando in pezzi: sia materialmente, sia spiritualmente. Mentre le sentine si riempiono d’acqua, l’equipaggio è diviso in fazioni. Edmund è di nuovo alle prese con un piccolo teatro pieno di litiganti e non può più tirarsi indietro: dovrà rendersi conto dei suoi errori e capire di chi fidarsi. Lo vedremo oscillare tra ricadute nelle sue vecchie, pessime, abitudini e slanci verso la maturità. Nell’animo di Talbot si alternano il ragazzo immaturo e l’uomo più saggio e consapevole: questa ambiguità spirituale sembra rispecchiare l’incerto destino della nave e dei suoi passeggeri.

William Golding ci regala un nuovo iconico protagonista della Age of Sail, un giovane che deve conoscere sé stesso e il mondo. Non un capitano di lungo corso, ma un novellino del mare, che deve imparare dalle mutevoli onde quanto siano capricciosi e complicati i cuori degli uomini. All’inizio crede di conoscerli già, di poterli governare, ma l’Oceano lo mette di fronte alle sue mancanze:

Chi ero io per immergermi nella natura dell’uomo, agitare le acque del suo animo (…). Mi sedetti davanti a questo diario, rimproverando a me stesso il folle intento di giocare a politico e manipolatore dei suoi simili. Dovevo ammettere che la mia conoscenza delle molle dell’azione umana era ancora in nuce.

La trilogia Ai confini della terra è incentrata su continui conflitti: tra membri dell’equipaggio, tra classi sociali, tra vecchio e nuovo, tra tradizionalisti e progressisti. Ambientata in un’epoca di transizione, quella che segna il declino della fortuna di Napoleone e l’ultima età dell’oro della navigazione a vela, sembra racchiudere in sé tutti i contrasti che animavano quel periodo. Si distacca dai libri di scrittori “marini” come Forester e O’Brian perché ha come protagonista un personaggio che si distacca nettamente dal classico ideale dell’eroe marinaresco, pronto a combattere per la patria. Però, condivide con questi classici e con gli altri grandi romanzi “intrisi di salsedine”, come quelli di Conrad, la volontà di mostrare come la vita sul mare sia un perfetto banco di prova per il carattere degli uomini.

P.S. Da Ai confini della terra è stata tratta una mini-serie (To the Ends of the Earth), con Benedict Cumberbatch (Sherlock) nei panni di Edmund, ma temo che non sia mai approdata in Italia.

https://unreliablehero.wordpress.com/

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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