Metamorfosi impossibile, di Marcello Comitini

Francesco Astiaso Garcia PENSIERI
Francesco Astiago Garcia, Pensieri

Pubblico questo racconto in esclusiva per i lettori di Alessandria today

di Marcello Comitini

Spesso mi capita di oziare per ore in attesa della parola esatta, dell’espressione più azzeccata, della frase più accattivante, quella che illuminerà con un lampo l’immagine che mi ronza nel cervello come un’ape che vaga in cerca del profumo di un fiore.

L’attesa non mi dispiace, ma ho un senso di fastidio per l’azzurro freddo delle pareti che mi chiudono fra le quattro mura del mio ufficio.

Una parete in verità è una grande vetrata che mi permette di guardare fuori. Mi dona addirittura la sensazione di trovarmi giù nella piazza deserta, sotto i suoi portici lungo uno dei suoi lati. È una piazza fredda e squallida. I palazzi che la circondano hanno finestre cieche i cui vetri bruniti nascondono le vite che si muovono dietro. Solo nei pomeriggi le luci fredde e oscure delle finestre animano le facciate, ma la piazza resta deserta nella penombra di fiochi lampioni.

All’ora di pranzo sono obbligato per contratto a lasciare tutto e uscire. Nessuno ha il permesso di curiosare negli uffici dei colleghi. Per motivi di sicurezza, l’accesso ai computer non può essere protetto da password, né le stanze di ogni copywriter possono essere chiuse a chiave. Quindi all’ora di pranzo tutti dobbiamo abbandonare il palazzo.

Quando esco dalla stanza non incontro nessuno, né sull’ascensore né all’ingresso principale. Vedo solo il custode, chiuso nella sua scatola di vetro, che sorveglia con occhi immobili e lo sguardo inaccessibile.

Una piccola scatola nella scatola più grande.

Un piccolo uomo che potrebbe anche non essere reale, un’immagine posta a guardia.

Orari d’ingressi e uscite devono essere stati scadenzati perché nessuno incontri nessuno. Come adesso, che sto scendendo le scale e vedo l’atrio completamente deserto.

Però con la coda dell’occhio mi sembra scorgere un’ombra che si infila nell’ascensore.
Il custode è rimasto impassibile.

Non mi fermo a guardare perché non ho nulla da nascondere a quel qualcuno che volesse curiosare nei miei progetti.

Nella piazza il sole ha disegnato ombre e luci ritagliandole dai palazzi intorno. Le auto parcheggiate brillano di colori polverosi. Sotto i portici del palazzo di fronte c’è un bar con una grande vetrina ad angolo. Inquadra una ragazza seduta a uno dei tavolini del locale con lo sguardo nel vuoto e un lieve sorriso che le illumina il volto. Mi accosto al bancone e ordino una birra in lattina.

Il cameriere, con lo sguardo perduto dietro le mia spalle, poggia sul bancone una bottiglia di birra assieme a un bicchiere e mi chiede:
– Come mai da queste parti?

Faccio un cenno del capo verso la ragazza – La conosci?

-Viene qui da alcuni giorni – dice mentre continua con gli occhi bassi a sciacquare bicchieri e tazzine – mai vista prima.

Nella sua risposta mi sembra di avvertire una certa ostilità, quasi un atteggiamento sospettoso.

Gli ordino un’altra birra e un tramezzino al prosciutto. Me li porge su un vassoio e mi dirigo verso il tavolino. La ragazza si è spinta con il sedere sull’orlo della sedia, ha appoggiato la schiena all’indietro e ha steso le gambe divaricandole sotto il tavolino. Così allungata sta guardando una rivista di moda. Sembra insoddisfatta e sfoglia velocemente le pagine.

–  Permetti?

Non mi guarda neppure ma ripiega la gamba che mi avrebbe impedito di sedermi. Poi alza gli occhi sorride e dice:

–  Mi offri una birra?

Sembra una ragazzina con negli occhi lucidi una voglia di apparire dispettosa. Il cameriere ha sentito. Si avvicina, lascia sul tavolino la birra e attende che lo paghi. Conto lentamente le monete e le poso nel cavo della sua mano. Mentre il cameriere si allontana, la ragazza versa metà birra nel bicchiere e l’accosta lentamente alle labbra. Mi chiede se il lavoro che faccio mi piace.

–  Abbastanza, le dico, e tu?

–  Come te, – e mi guarda negli occhi – ho lunghi momenti di pausa.

–  Mi conosci?

–  No, ma ti si legge in viso quello che fai. Ti va di non tornare al lavoro questo pomeriggio?

Ci alziamo. È alta quanto me e magra. I capelli in disordine le danno un’aria allegra. I pantaloni stretti e attillati la disegnano dalla vita in giù. La maglietta, troppo ampia, le cade senza forma dalle spalle mentre al petto si tende appena sui seni.

–  Vieni, ho la macchina, mi dice precedendomi.

Siamo saliti su per una delle colline intorno alla città. Ci siamo fermati in una piccola radura assolata e ventosa. Lei ha tirato fuori dal bagagliaio dell’auto una coperta a riquadri vivacemente colorati, e ci siamo distesi l’uno accanto all’altra. Dall’ombra degli alberi intorno giungono i gridi dolci degli uccelli.

–  Quando non ti vengono le parole, mi dice, come fai?

Mentre parla non mi guarda in viso, guarda in alto, nell’intreccio dei rami. Il profumo dei suoi capelli mi inebria. Sento in me la voglia di carezzarli, di sfiorarli con le labbra ma non mi muovo, non la guardo neppure. Anzi chiudo gli occhi.

–  Non lo so come faccio, le rispondo. Spesso le parole che trovo sembrano essere proprio quelle che cercavo. Ma quando le metto insieme mi accorgo che non hanno vita. Le più adatte sono quelle che prima o poi vengono e si mettono in ordine da sole.

–  Ti lasciano del tempo per pensare?

–  Si, tutto il tempo che voglio.

Questa volta gira il capo verso di me a sfiorarmi l’orecchio con la bocca.

–  La giornata sta per finire, sussurra sorridendo, e tu oggi non hai concluso nulla.

Rimango in silenzio. Penso che non c’è fretta per concludere. Il vento ha smesso di soffiare e gli alberi nascondono il sole.

–  Anche per amare? dice posandomi una mano sul petto.

Ho tutto il tempo che voglio, ripeto tra me e la guardo. Si è rimessa in piedi, si è spogliata, è nuda. Il suo corpo si confonde con la luce del tramonto e le foglie degli alberi dietro le sue spalle. Accanto a me giacciono i suoi vestiti. I miei li ho ancora in dosso. Ne sento il fastidio. Vorrei spogliarmi anch’io e abbracciarla.

–  È per questo che non sei felice?

La sua voce mi giunge come da lontano. Mi stropiccio a lungo le palpebre con il pollice e l’indice della mano sinistra come è mia abitudine quando tento di trovare le parole.

Nel buio vedo il suo corpo illuminato dalla carezza tenera e rossa del tramonto. È questa l’immagine che attendevo, quella che posso finalmente tradurre in parole per suscitare in altri il desiderio d’amare, di possedere tutto ciò che pensano sia stato creato per loro.

Questo è il mio mestiere di copyrwiter . Questo è ciò che nessuno può rubarmi o imitare.

Mi alzo per abbracciarla, trattenere in me la sua luce confondermi col suo profumo e fermare l’immagine come si ferma un aquilone che vola in alto.
Ci circonda il silenzio come se tutto fosse sospeso tra la luce del suo corpo e il buio tra le foglie degli alberi. Poi sento la sua voce chiamarmi uomo triste, uomo sfortunato e afflitto.

Il suo sguardo che mi era sembrato pronto a godere dei dispetti si è fatto stranamente serio, fisso nel vuoto come quello del custode dentro la sua scatola di vetro.

Tra gli alberi rivedo l’ombra che è entrata furtiva nell’ascensore. Mi assale un senso di angoscia che ha la freddezza azzurra della mia stanza e della vetrata enorme spalancata sul mio mondo deserto e immobile.

Autore: marcello comitini

Sono siciliano ma vivo a Roma. Sono laureato in Giurisprudenza. Dopo aver insegnato Fotografia, ho svolto attività di Specialista in Organizzazione e Processi Produttivi presso aziende italiane ed estere. Delle mie poesie dicono: Attraverso immagini dense e limpide, le sue poesie offrono una nuova via d'accesso alla realtà, affidando ai versi il compito ambizioso di suscitare in noi adesione alla totalità del nostro essere. L'esistenza, il suo significato, la sua dinamica, il nostro ruolo nel mondo, il nostro rapporto con l’amore e con la vita sono gli argomenti che il poeta affronta. Le sue poesie sono meditazioni attive che ridestano in noi modi di pensare e di vedere che le convenzioni sono solite mantenere nascosti perché scomodi. Ho tradotto parecchi autori dal francese e ho pubblicato tre volumi di poesie. Le mie poesie possono essere lette sul sito www.terracolorata.com

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