“Quasi giallo”: un romanzo di archeologia alla Gambarina, di Maria Luisa Pirrone

Venerdì 9 novembre alle 18 presso il Museo Etnografico “C’era una volta”, in piazza della Gambarina ad Alessandria, sarà presentato il libro “Quasi giallo. Romanzo di archeologia” di Enrico Giannichedda, archeologo indipendente. Introdurrà l’autore l’archeozoologa Silvia Del Nevo.

“Quasi giallo” è l’esordio narrativo di Giannichedda e tiene insieme vicende di fantasia – con morti misteriose e misfatti, ma anche amicizie e affetti – e lo svolgersi di lezioni universitarie dove, con metodo e libertà di pensiero, sono discussi numerosi casi archeologici di difficile interpretazione e già oggetto di roventi polemiche.

Il romanzo è ambientato in un dipartimento di Archeologia dove si intrecciano diverse storie.

Alla morte sospetta di un docente di Numismatica fanno seguito furti, incendi, minacce in un clima di tensione che coinvolge un giovane ricercatore impegnato la sera nella pasticceria paterna, una professoressa che non vuole invecchiare, una sensuale dottoranda e altri personaggi, molti dei quali hanno qualcosa da celare. Fra loro, un carabiniere interessato ai metodi archeologici e una bizzarra studentessa appassionata di gialli.

Intanto, a lezione, si affrontano altre storie, antiche e controverse: l’uomo del Similaun fu realmente ucciso sul ghiacciaio o vi fu solo seppellito? Chi realizzò la Sindone? La civiltà nuragica fu spazzata via da uno tsunami preistorico? E, al di sopra di tutto, un grande interrogativo: l’archeologia può essere il movente di uno o più omicidi?

Interpretare fatti e testimonianze, però, non è mai facile. Le domande senza risposta si moltiplicano e le trame che uniscono passato e presente si complicano. Alcuni scoprono che le proprie vite sono in pericolo e reagiscono. Altri, mentre si ricostruiscono le vite del passato, si accorgono che la propria esistenza presente rotola via senza un senso o un motivo apparente. Allora, ognuno a modo suo prova a prenderla per mano, reagendo al succedersi degli eventi fino al drammatico finale e ad un nuovo inizio.

Caratteristica del libro è, quindi, l’intrecciarsi di una trama di fantasia con lo svolgersi del seminario: questo ha consentito all’autore di evitare il rigore filologico del saggio per fare parlare i fatti e mostrare come gli archeologi procedano nel tentativo di ricostruire il passato.

Il testo si legge come un romanzo tradizionale, ma non rispetta del tutto i canoni del genere. C’è il morto, ma la trama non si concentra esclusivamente sull’indagine. E ad indagare, anziché il classico ispettore, sono studenti e professori.

 

Enrico Giannichedda ha scritto anche “Archeologia della produzione”, insieme a Tiziano Mannoni (Einaudi, Torino 1996), “Uomini e cose. Appunti di archeologia” (Edipuglia, Bari 2006), “Archeologia teorica. Nuova edizione” (Carocci, Roma 2016).

 

Maria Luisa Pirrone

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