Il concetto di Kalokagathìa di Giulia

Il concetto

di Giulia Buongiorno!

Oggi ci soffermeremo su un concetto molto importante e caro agli antichi greci, ossia quello di kalokagathìa.

Innanzitutto, vediamo l’etimologia del termine: esso è una crasi del greco “kalòs kai agathòs”, cioè bello e buono. Ma cosa s’intende precisamente per bello e buono?

“Bronzi di Riace”

Intanto, nella Grecia arcaica la bellezza era riconosciuta come un valore assoluto donato dagli dèi all’uomo che molto spesso si associava alle gesta eroiche, specie quelle che caratterizzano l’Iliade e l’Odissea di Omero.

I greci sostenevano che i valori di bello e buono dovessero riferirsi alla sfera militare. Per cui un uomo bello avrà una eccellente prestanza e forma fisica (frutto di un allenamento e di un processo educativo che ha inizio nella pubertà) che gli consenta di fronteggiare i nemici e sarà buono in senso di valoroso in guerra. Ma siamo sicuri che ciò ebbe origine dai greci e più precisamente da Omero, il quale inserì questi ideali nei suoi celebri poemi? Ebbene, non è così.

Si pensa, difatti, che a introdurre questo concetto e questi valori siano stati i Sofisti ad Atene nel V secolo a.C. riferendosi, invece, alla sfera intellettuale, in particolar modo per quanto riguardava la carriera oratoria e politica. Dunque un uomo doveva essere bello e buono moralmente, doveva avere una certa sensibilità. Possiamo dire che si trattasse dell’ideale di uomo perfetto, il quale possedeva valori come la virtù e la giustizia. A tal proposito, Platone credeva che questo tipo di uomo si potesse riscontrare all’interno dell’iperuranio, mondo ideale in cui ogni elemento è perfetto e in totale armonia.

Ma non è finita perché non si cercò di adattare il concetto di kalokagathìa solamente all’uomo, bensì anche all’universo circostante, dunque a livello cosmologico. Per bello e buono, per perfezione s’intendeva in tal caso l’equilibrio tra i vari movimenti astronomici, tra i rapporti matematici (come avevano già studiato i pitagorici) e tra i corpi celesti, il tutto racchiuso nel termine greco di tèleios, ossia perfetto. Potremmo un po’ pensare a Copernico ma anche a Democrito, direi.

Credo che la kalokagathìa è uno dei concetti più belli dell’antica Grecia anche perché è il risultato di molti sacrifici e di una corretta educazione sia sul piano fisico che morale. E si sa che ciò che è frutto di sacrificio e dedizione, soddisfa maggiormente. Gli uomini greci affrontavano un percorso piuttosto duro e rigido ma direi che ne valesse la pena. Oggi, purtroppo, questo concetto è stato rovesciato e ad ogni modo non tutti gli uomini posseggono tali ideali e penso che ciò arrechi amarezza.

Un abbraccio e buona giornata a tutti!

https://siderasplendensinterra.wordpress.com

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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