L’ASSENZA, di vittoriano borrelli

ASSENZA

L’ASSENZA, di vittoriano borrelli

Gli assenti hanno sempre torto ma nel mondo interiore sono molto più presenti di quanto non lo siano nella vita reale.  C’è un cordone ombelicale tra noi e le persone che reputiamo importanti che non si spezza mai nemmeno quando pensiamo che siano uscite definitivamente dalla nostra vita.

E’ l’assenza che si fa presenza, a volte inconsolabile quando è l’effetto ultroneo di un amore spezzato, a volte ingombrante quando invece emana flussi negativi contro cui nessun antidoto sembra essere efficace. Sono assenze che derivano da presenze, ancorché sporadiche, che ci procurano molto dolore e che rappresentano una ferita aperta che non si rimargina mai.

Ci sono dunque assenze e assenze, non tutte uguali, non tutte incisive e percettibili in ciascuno di noi. Tutto dipende dalla nostra sensibilità, dalla nostra capacità di sentire, di fermarsi in superficie o di scovare nei particolari dei nostri legami con le cose e con le persone. E l’assenza è tanto più presenza quanto più queste relazioni sono controverse e destabilizzanti.

Ci si abitua all’assenza fin da bambini quando avviene il primo distaccodall’ambiente familiare per affrontare quello nuovo e sconosciuto della scuola. Una finestra sul mondo che si apre o che si tiene chiusa a seconda di come si è stati educati o accompagnati in questo passaggio. Ed è un’assenza che si fa fatica a colmare quando la presenza che l’ha preceduta si è rivelata di pessima qualità.

Si convive con l’assenza anche in mezzo alla gente, fra i rumori della città o nel silenzio di una quiete opprimente che cala impetuosa al percorrere di strade deserte e abbandonate. E’ asincrona, atemporale, anaffettiva come succede tra persone che si parlano ma non comunicano, che si congiungono senza mai toccarsi nell’anima.

E’ la negazione della vita l’assenza, quando si traduce nella mancanza d’amore che dura un attimo o per sempre.

L’assenza dondola nell’aria come un batacchio di ferro

martella il mio viso martella

ne sono stordito

Corro via l’assenza m’insegue

non posso sfuggirle

le gambe si piegano cado

L’assenza non è tempo né strada

l’assenza è un ponte fra noi

più sottile di un capello più affilato di una spada

Più sottile di un capello più affilato di una spada

l’assenza è un ponte fra noi

anche quando

di fronte l’uno all’altra i nostri ginocchi si toccano.

Nazim Hikmet 

(da Mosca 1961, in Poesie d’amore, 1963, traduzione di Joyce Lussu)

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Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

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