Guido Cavalcanti (sonetto) poeta italiano del 1200, recensione di Elvio Bombonato

Guido Cavalcanti è stato un poeta italiano del Duecento.

Cavalcanti

Tu m’hai sì piena di dolor la mente,
che l’anima si briga di partire,
e li sospir che manda il cor dolente
mostrano agli occhi che non può soffrire.

Amor, che lo tuo grande valor sente,
dice: “E’ mi duol che ti convien morire
per questa fiera donna, che niente
par che pietate di te voglia udire”.

Io vo come colui che è fuor di vita,
che pare, a chi lo guarda, che omo sia
fatto di rame o di pietra o di legno,

che si conduca sol per maestria
e porti ne lo core una ferita
che sia, com’egli è morto, aperto segno.

GUIDO CAVALCANTI  (fine 1200)

Il sonetto è una delle più intense poesie di Eros e Thanatos della nostra letteratura.  TU: la donna di C. è affascinante: lontana insensibile algida trascendente indifferente spietata irraggiungibile.  PIENA: riempita.  SI BRIGA: si affretta. OCCHI: lo sguardo degli altri.  SOFFRIRE: sopportare il dolore.  AMOR: personificato, si rivolge al poeta.  VALOR: la forza della donna, tetragona.  TI CONVIEN: devi.  FIERA: feroce.  NIENTE: per niente (avverbio).  UDIRE: ascoltare.  SI CONDUCA: si muova.  MAESTRIA: meccanismo, congegno.  COME: del modo come.  APERTO: evidente.  Memorabile nelle terzine l’immagine del poeta inanimato e disfatto, dissociato e distrutto dall’amore non corrisposto. La sua vita è solo apparente.  La progressiva distruzione riguarda tutto l’essere biologico: mente anima cuore.