Contenzioso tra la Commissione Europea e il Governo italiano Pentastellato: Ecco i veri motivi

In questi giorni abbiamo esaminato, al Circolo della Concordia, il contenzioso scoppiato tra la Commissione Europea e il nostro Governo sul Documento di programmazione economico finanziario relativo al Bilancio 2019. Secondo la tesi del prof. Vezio il vero tema del contendere non sta nel rapporto Debito Pubblico/P.I.L. ma nella poca autorevolezza che la Costituzione italiana del 1948 assegna al nostro Governo.

Giuseppe Castronovo   http://gcastronovo.blogspot.com/

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Franco: amici….

Marco: dì pure.

Franco: quindi la Commissione Europea ha  respinto  ( diciamo bocciato per  non ricorrere ad eufemismi ed essere più caro)  il Documento programmatico di bilancio italiano.  La stessa Commissione  ha chiesto  al nostro Governo  di predisporne uno nuovo e di inviarlo a Bruxelles entro tre settimane. E’ facile leggere  tra i commenti  che si fanno nei palazzi della politica europea che la Commissione considera il bilancio italiano bocciato una vera e propria sfida a Bruxelles.

Giacomo: è proprio come dice l’amico Franco. Infatti il Vicepresidente della Commissione Europea  Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa tenutasi al temine dei lavori della Commissione medesima ha giustificato la bocciatura dicendo che  “Il Governo italiano sta apertamente e coscientemente andando contro gli impegni presi verso se stesso e gli altri Stati membri… La palla è ora nel campo del Governo Italiano”. 

Cecè: Prof. Vezio può farci, senza nulla togliere agli amici finora intervenuti,   anche lei un’analisi dei fatti?

Vezio:  amici… forse sarà il caso che a PALAZZO Chigi si incominci a comprendere, una volta per tutte, una cosa che è molto più semplice di quanto si possa immaginare.

Franco: e cioè?

Vezio: Palazzo Chigi, a causa dello stato  dei rapporti per niente cordiali e poco collaborativi tra la Commissione Europea  e l’ Italia,  è una città assediata! Perciò il Presidente Conte, i suoi Ministri e i suoi più stretti Collaboratori devono convincersi che oramai a Palazzo Chigi non ci sono più problemi da risolvere, ma solo parole d’ordine da eseguire che arrivano direttamente dalla Commissione Europea.  E’ triste dirlo, ma è così.

Giacomo: parole alquanto preoccupanti le sue caro prof.

Vezio: saranno preoccupanti , ma è così. Perché vedete….

Giacomo: che cosa?

Vezio: anche oggi nel 2018 si sta ripetendo quanto i poteri economico- finanziari misero  in atto  a danno dell’Italia nel 2011  (operazione  che il filosofo tedesco Jurgen Habermas  ha definito  “un tranquillo  colpo di Stato”): cioè si utilizzò lo spread per buttare giù il Governo Berlusconi. E tutto ciò nonostante che in quel periodo  l’Italia avesse un deficit molto più basso della media europea.

Il raffronto con i fatti del 2011 non si fermano solo allo spread : si trattò di un colpo di Stato – “tranquillo” secondo il giudizio del filosofo Habermas – comunque ben studiato a tavolino da strateghi economico/finanziari che di certo non avevano a cuore le sorti del nostro Paese. Un colpo di Stato che venne sviluppato seguendo questi essenziali passaggi:

-la Germania, attraverso la Deutsche Banck, nei primi mesi del 2011 vendette quasi tutti i Btp italiani per un valore di 7 miliardi di euro; operazione che però venne resa nota dal Financial Times solo in data  26.7.2011 e cioè dopo l’approvazione del bilancio della stessa Deutsche Bank .

-Quest’operazione determinò una grave distorsione del mercato che si trovava ad affrontare  un’offerta dei nostri Btp  di gran lunga superiore alla domanda così da provocare una sensibile riduzione del  valore dei nostri Btp.  Tutto ciò provocò un sensibile innalzamento degli interessi  che l’Italia dovette pagare per immettere i suoi titoli di stato sul mercato. Quest’innalzamento fece sì che la distanza tra i nostri Btp   e il Bund tedesco salissero  sui 350 punti di differenza.

-Tutto questo offrì alla Banca Centrale Europea l’occasione di imporre al Governo italiano, il 4 luglio 2011, un vero e proprio programma di governo: si tratta della famosa lettera con la quale la Banca Centrale Europea si sostituì di fatto al Governo Berlusconi prescrivendo un dettagliato programma di riforme allo scopo di salvare, come si diceva allora nei circoli economico/finanziari  europei, l’economia e il Paese.

Di lettere dall’Europa il Governo italiano quest’anno ne ha già ricevute non una ma addirittura due.

Amici….forse mi sto dilungando un po’ troppo; concludo dicendo che abbiamo assistito nel 2011, così come oggi nel 2018, ad una politica che alimenta ed esaspera oltre il necessario il conflitto tra le parti.

Nenè: mi sia permesso constatare, a sentire il prof. Vezio, come quanto sta succedendo in questi giorni rappresenti la fotocopia perfetta dei fatti che nel 2011 portarono alla caduta del Governo Berlusconi.

Vezio: amici….Nenè dice bene, quando definisce i fatti del corrente anno “fotocopia perfetta dei fatti del 2011” , perché come ci ha insegnato il filosofo napoletano Giambattista Vico la Storia non segue un percorso lineare e progressivo ma alterna corsi e ricorsi che si ripetono ciclicamente; e i fatti ai quali stiamo assistendo in questi ultimi tre mesi  -innalzamento spread, lettere di richiamo al Governo Conte da parte dell’Europa, nascita del Governo Conte  subordinato all’esclusione del Ministro Savona dal Dicastero dell’Economia  secondo le indicazioni  dell’Europa –  sono gli stessi del 2011.

Tanti eventi che, sebbene avvenuti rispettivamente nel 2011 e nel 2018 con protagonisti differenti , ci danno la possibilità di comprendere come le vicende alle quali abbiamo assistito nei due anni suddetti rappresentino le linee essenziali, cioè le direttrici lungo le quali la storia del 2011 si sta ripetendo anche in questo 2018: “la Politica italiana, per le sue intrinseche debolezze, resta ancora una volta subalterna nelle sue decisioni alle decisioni dei poteri economico finanziari”

Nenè:   Prof. Vezio nel ringraziarla per la sua lucida esposizione mi permetta chiederle perché tutto questo avviene solo  in Italia e non anche, per esempio, nella vicina Francia.

Vezio: rispondo volentieri ma brevemente.

Ebbene, uno dei punti con maggiore criticità nell’attuale assetto istituzionale del nostro Paese  è rappresentato dalla debolezza strutturale e funzionale del  Governo. Non possiamo qui non ricordare, sebbene per cenni schematici, le ragioni per cui i nostri Padri costituenti scelsero di dar vita a governi istituzionalmente deboli.

Ebbene, mi sembra utile ricordare come il 4 settembre 1946 nella Sottocommissione dell’Assemblea Costituente che si occupava della “forma di governo”, l’On Perassi sottopone all’approvazione della stessa il seguente ordine del giorno: “La Seconda Sottocommissione, udite le relazioni degli onorevoli Mortati e Conti, ritenendo che né il tipo del governo presidenziale, né quello del governo direttoriale risponderebbero alle condizioni della società italiana, si pronuncia per l’adozione del sistema parlamentare da disciplinarsi, tuttavia, con dispositivi idonei a tutelare le esigenze di stabilità dell’azione di Governo e ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo”.

Si trattava nell’intento dei Commissari che avevano sottoscritto quell’ordine del giorno  di trovare idonei  dispositivi stabilizzatori in grado di mettere  il Governo al riparo dall’instabilità di un Parlamento che una legge elettorale proporzionale avrebbe potuto rendere alquanto frastagliato e instabile. Ecco perché la proposta fu approvata a larga maggioranza con 22 voti favorevoli e solo  6 astenuti.

Il Partito Comunista, che all’inizio approvò  l’ordine del giorno Perassi”, già nel gennaio del 1947 abbandonava la sua precedente posizione a favore di istituti in grado di rafforza il Governo e si dichiarava, invece, favorevole verso istituti che prevedessero la centralità e il rafforzamento del Parlamento.

Alla fine a volere la debolezza istituzionale del Governo fu anche lo stesso Alcide De Gasperi e quindi il blocco democristiano.

Due blocchi in seno all’Assemblea Costituente ( Comunista e Democristiano) che riuscirono nell’intento di  non dar seguito al suddetto ordine del giorno (rectius: accantonarlo). Come mai direte voi? Ebbene:  nel 1947 regnava la massima incertezza circa l’esito della prima consultazione per l’elezione del Parlamento della prima legislatura repubblicano che si sarebbe poi svolta il 18.4.1948.   E poiché i vertici dei due blocchi diffidavano l’uno dell’altro, ( profilandosi all’orizzonte tra l’altro,  quel lungo periodo che gli storici definiscono  della “guerra fredda” con il Partito Comunista che si schierava apertamente con l’Unione Sovietica e la Democrazia Cristiana con gli Stati Uniti d’America), riuscirono a far approvare dall’Assemblea Costituente un sistema parlamentare senza presidi istituzionali in grado di garantire la necessaria e stabile funzionalità del Governo.

E tutto ciò lo fecero senza rendersi conto dei gravi e grandi problemi  di disfunzionalità istituzionale che una simile scelta avrebbe posto, già  qualche decennio dopo, ad una società industriale avanzata come appunto sarebbe diventata l’Italia nel periodo del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta  del secolo scorso.

Ed è così che in questi primi settant’ anni di Costituzione repubblicana (1948-2018),  in presenza di un simile quadro costituzionale, abbiamo avuto, se ricordo bene, settanta Governi; quindi non solo Governi deboli, ma anche di breve durata. E le continue crisi  di Governo alla fine sono diventate crisi istituzionali che inevitabilmente si riflettono anche sulla vita reale del nostro  Paese, molto spesso privo di una guida  (rectius: governo) sicura e autorevole. Perché vedete…

Salvo: che cosa?

Vezio: il verbo italiano “governare” e il sostantivo “gubernator” derivano  dal verbo latino “gubernare” che letteralmente significano rispettivamente “guidare la nave” e “nocchiero”.  Un verbo e un sostantivo che venivano utilizzati in senso metaforico anche  dai Romani che conoscevano bene i compiti che dovevano svolgere i loro condottieri. Ce lo dice lo scrittore latino Seneca quando in una delle sue lettere indirizzate all’amico Lucilio afferma che “Un buon gubernator  naviga anche se la vela è rotta e, se perde il sartiame, riesce comunque a far viaggiare quello che gli resta”.

Amici… nel nostro Paese governi di breve durata e deboli sono la norma e governi come ce li descrive Seneca l’eccezione; sta proprio qui la causa di molti dei problemi che affliggono l’Italia: ecco perché all’estero i nostri governi, stante questa endemica situazione, sono privi di autorevolezza.

Consentitemi di concludere dicendo che dal momento che i Governi sono altrettanti  biglietti da visita dei rispettivi Paesi, l’intrinseca debolezza del nostro ne fa un biglietto da visita alquanto sgualcito che indebolisce  non poco l’immagine del nostro Paese nel contesto internazionale. Questo ad oggi è il mare procelloso nel  quale si trova a navigare il nostro Governo guidato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte!

Ecco la cornice entro la quale vanno inquadrati  i contrasti di questi giorni tra la Commissione Europea e il Governo italiano a guida pentaleghista: contrasti non di tipo ragionieristico ma di tipo prevalentemente politico  che affondano le loro radici anche nella debolezza istituzionale del nostro Governo.

(Dai Dialoghi svolti al Circolo della Concordia)

Giuseppe Castronovo