Tracce di Jazz

Gli amici sanno che soffro di acuta intolleranza al ‘chitarrismo’, ovverossia un approccio allo strumento basato su di un virtuosismo estremo, spesso di divismo esibizionistico, dove la volontà di stupire a tutti i costi prevale sulle ragioni dell’espressione musicale di sostanza. Ragion per cui nella mia discoteca si trovano giusto gli intramontabili classici (Jim Hall, Grant Green, Wes Montgomery), per espugnarla i contemporanei hanno dovuto metter in campo nientedimeno che Mary Halvorson e Liberty Ellman.
Quindi per entusiasmarmi davanti ad un giovane chitarrista ce ne vuole, dobbiamo esser le mille miglia lontani dai suddetti ‘divismi’. Mi è successo con Francesco Diodati. A parte alcuni dischi in proprio per la ‘solita’ Auand, lo avevo già notato dal vivo nel bel quartetto di Enrico Rava, per di più in ottima compagnia: avevo sperato che il simbiotico terzetto Diodati chitarra, Giovanni Evangelista basso ed Enrico Morello alla batteria venisse risparmiato dall’infaticabile…

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