Sozzetti: La proprietà Pernigotti “non vende né il marchio, né la società”, conferma di “ cessare la conduzione in proprio dello stabilimento di Novi” e precisa le richieste al governo

Da questo post del giornalista Enrico Sozzetti si apprende che purtroppo la situazione della Società Pernigotti di Novi Ligure, a quanto pare, si complica ulteriormente.

Come ex Dirigente della società in un tempo ormai lontano, quando la stessa era una grande azienda Market leader in diversi settori, Torrone, Gianduiotti, Uova di Pasqua, Preparati per gelateria, mi si stringe il cuore doverlo pubblicare…

Basti pensare che la Pernigotti nel 1984 (34 anni fa) fatturava 120 miliardi di lire… (60 milioni di euro) dei quali 20 miliardi di preparati per gelateria e con tutti gli altri prodotti sopra citati era presente sugli scaffali di tutta la Grande Distribuzione Organizzata (della quale si occupava il sottoscritto come Sales Manager) ed inoltre era ovviamente fortemente presente nel canale tradizionale.

Ma la battaglia non è ancora persa, pertanto occorre moltiplicare gli sforzi da parte di tutti e continuare la lotta!!! Pier Carlo Lava

Sozzetti: La proprietà Pernigotti “non vende né il marchio, né la società”, conferma di “ cessare la conduzione in proprio dello stabilimento di Novi” e precisa le richieste al governo

di Enrico Sozzetti  https://160caratteri.wordpress.com

Pernigotti

Doppia chiave di lettura per la vicenda Pernigotti dopo l’incontro tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vicepresidente e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio e la proprietà turca del gruppo Toksoz.

Infatti in una nota diffusa da Palazzo Chigi, ieri sera, si leggeva che “l’azienda ha accolto le richieste del governo italiano di sospendere la procedura, seppure temporaneamente, fino al 31 dicembre 2018, per poter lavorare sulla reindustrializzazione del sito produttivo di Novi Ligure, attraverso la nomina di un soggetto terzo che verifichi, analizzi e valuti le opportunità produttive.

L’azienda farà richiesta di cassa integrazione con causale di reindustrializzazione al fine di garantire l’ammortizzatore sociale ai propri dipendenti e permettere la reindustrializzazione del sito produttivo e delle attività dell’azienda”.

A distanza di alcune ore arriva un comunicato della società dai contenuti un po’ diversi. “Pernigotti ha ribadito che né il marchio, è la società sono, allo stato attuale, in vendita.

L’azienda ha confermato la decisione di cessare la conduzione in proprio delle attività produttive presso il sito di Novi Ligure e l’intenzione di terziarizzare in Italia la produzione, preferibilmente individuando partner industriali interessati all’acquisizione o alla gestione degli asset produttivi a Novi Ligure, nel tentativo di ricollocare il maggior numero possibile di lavoratori”.

È per favorire “l’individuazione e l’approfondimento del dialogo con tali partner” che la Pernigotti “ha accolto la richiesta del governo di posticipare il termine relativo alla richiesta di cassa integrazione guadagni straordinari fino al 31 dicembre 2018.

Nel corso dell’incontro l’azienda ha inoltre richiesto il supporto del governo affinché favorisca la cessazione del blocco dello stabilimento di Novi Ligure al solo fine di consentire ai soggetti potenzialmente interessati di prendere visione degli asset e formulare proposte concrete di acquisizione del polo industriale o di utilizzo in toto o in parte delle sue linee produttive, nell’esclusivo interesse dei lavoratori stessi e per permettere al personale incaricato dall’azienda di accedere allo stabilimento allo scopo di prelevare scorte di prodotto per la loro commercializzazione”.

Parole che, lette con attenzione, farebbero pensare alla volontà di vendere lo stabilimento novese, ma non cedere altro.

Autore: alessandria today

Ex Dirigente, consulente e ora blogger

One thought on “Sozzetti: La proprietà Pernigotti “non vende né il marchio, né la società”, conferma di “ cessare la conduzione in proprio dello stabilimento di Novi” e precisa le richieste al governo”

  1. Non ho capito nulla e sono pessimista. L’unica certezza: le vendite natalizie sfumate. Un’azienda dovrebbe acquisire lo stabilimento di Novi, senza però usufruire del marchio. Ci sarà un altro stabilimento in Italia (dove e perché?), che assorbirà i lavoratori novesi. Intanto noi paghiamo (e guai se così non fosse) la cassa integrazione, finché dura. Ribadisco, ci saranno la globalizzazione e l’informatizzazione, ma il mondo in cui stiamo vivendo è sempre più un mondo alla rovescia, insensato e feroce. Dai padroni siciliani a quelli turchi. Neppure tenuti a giustificare le proprie decisioni inappellabili. L’erede della Melegatti si è giocata l’azienda giocando a fare la manager all’estero. Nessuno avrebbe potuto impedirglielo? Che fine farà l’Esselunga, anch’essa impelagata in diatribe ereditarie?

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