” I miei primi 20 anni ” di Rosa Cozzi

 

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Capitolo 2)

“Gli anni innocenti ”
Tutte le comari del vicinato erano concordi nel dire che ero una bella e brava bambina, e facevano a gara a chi poteva tenermi in braccio, e stavo ore a dormire senza chiedere la poppata. Non so se sarà per questo che amo le coccole, e se vedo un bimbo in carrozzina mi prende il desiderio di prenderlo tra le mie braccia, e stringerlo amorevolmente . Mi viene spontaneo chiedere a chi l’accudisce se posso guardarlo, e mi beo nel vedere quel esserino indifeso dormire ignaro, o se é sveglio cercare di farlo ridere con vezzi strani. Divento di burro davanti a questi piccoli gioielli viventi.
Dunque riprendo il discorso.
Mia sorella Marianna la più grande di età, si era sposata cinque anni prima, rendendomi zia ancora prima che gli spermatozoi di mio padre decidessero di incontrare gli ovuli di mia madre, e amalgamarsi per formarmi. Dunque eccomi zia di Maria, una nipote più grande di tre anni. Con l’andare del tempo ci fu una gara a chi sfornava più figli tra mia madre e la sua prima figlia, difatti appena nata , nel giro di sette mesi divenni di nuovo zia di Ninetta. Due anni dopo mia madre amalgamò di nuovo gli ingredienti necessari, e così nacque il mio fratellino Gigino il più piccolo, ultimo rampollo di casa.
Nel frattempo mia sorella Marianna, per non farsi fregare il primato delle femmine,diede alla luce a tre giorni di distanza dalla venuta al mondo del nascituro della casa paterna, un’altra bella bambina di nome Adriana.  Poi, visto l’andazzo mia madre si diede una calmata. La progenie era arrivata a dieci figli, quattro maschi e sei femmine.
Mia madre allora quarantacinquenne smise di essere solo mamma, e diventò nonna a tutti gli effetti !… Chi mi accudiva quando mia madre doveva assentarsi, era mia sorella Carmela. Non so se fu perché ebbe da accudire la numerosa prole di mia madre, o se sfinita e in rivolta con il mondo intero che gli aveva affibbiato tutti quei fratelli e sorelle già in tenera età, che l’avevano sfinita, ma in seguito a ciò non ebbe mai figli.
Io crescevo ignara di un destino che mi avrebbe dato gioie e dolori.
Dal primo giorno per mio padre divenni il suo giocattolo.
Mi portava con se ovunque andasse.
E mi esibiva fiero di essere mio padre. Era evidente che tutti i miei fratelli e sorelle nutrivano gelosia nei miei confronti, ma io innocente creatura non potevo accorgermene.
Dei primi anni non ho ricordi personali, ero troppo piccola per ricordare , posso solo raccontare episodi riportati da parenti e amici di famiglia.
Tutti raccontavano di quell’amore paterno quasi esagerato nei miei confronti, per mio padre ero la sua bambola da esibire come il bene più prezioso. E guai a chi osava farmi piangere. I miei fratelli e sorelle avevano tutti “ assaggiato “ la sua cintura sulle gambe, ma io ero esente da qualsiasi punizione, e l’astio scorreva a fiumi tra di loro verso di me.
Del primo eclatante episodio di cui posso testimoniare personalmente , avevo cinque anni, e non conoscevo ancora cosa fossero i soldi e del loro valore, fu quando un’ennesima volta mio padre mi prese per mano e quasi piegato in due, era alto quasi 1m80, mi portò con se da Vincenzino Versace, il salumiere che aveva la “putia “ nel centro del paese, un negozio che aveva prosciutti, salumi, delle enormi mortadelle , appesi al soffitto, e in tutto il negozio , spaghetti lunghissimi, sacchi di caffè in grani da tostare, di fagioli, piselli e fave secchi, scope di “saggina “, olio di oliva di propria produzione, zucchero ,cioccolato, insomma era l’emporio dove potevi trovare tutto quello che serviva . E adiacente c’era l’unico bar del paese, frequentato da avventori senza lavoro che potevano passare qualche ora, giocando a carte, e bevendo vino.         Per me era la caverna di Alì Babà.
Era un ricchissimo proprietario terriero, con fattorie di maiali per la produzione di salumi e prosciutti, di cui mio padre , Maestro norcino si sarebbe occupato al momento opportuno, solitamente a fine dicembre ,o ai primi giorni di gennaio, facendoli diventare delle saporite salsicce e pancette e deliziosi capocolli e prosciutti . E possedeva ancora grandi fattorie di “ vacche “ per la produzione del latte e formaggi.
Era sposato da tanti anni con Donna Caterina, ma non avevano avuto figli. Era il più grande dispiacere per Vincenzino.
Mio padre sempre tenendomi per mano discuteva con questo grande signore che si ergeva da dietro al bancone , mi sembrava enorme, e sovrastava tutto e tutti con la sua stazza.
Io in silenzio, rapita da ciò che vedevo per la prima volta, stavo ad ascoltare la loro conversazione di cui non capivo nulla di ciò che dicevano.
Ad un tratto questo enorme omone esclamò : << Biagio, se mi dai a Rosetta figlia tua, ti dò un milione , quando muoio le lascio tutti i miei beni ! >>.
Alzai gli occhi verso mio padre, che mi guardava con i suoi occhi blu, sorridendo.
Quasi si sentivano i tonfi del mio cuoricino in tutto il vicinato , la paura di ciò che mio padre poteva rispondere mi faceva battere forte il cuore.
E come se questo signore avesse detto una scemenza, mettendo le mani sui fianchi come facevano le “chanteuse” parigine mentre cantavano, con piglio deciso e battagliero risposi : << Essì, che tu credi che valgo solo un milione ! >>. Alla mia risposta tutti e due prima si guardarono in faccia seri, poi scoppiarono in una fragorosa risata, che fece accorrere tutti quelli che giocavano a carte nel bar adiacente, e commentarono dicendo a mio padre:<< Biasì, hai una figlia che vale molto più di un milione >>. Difatti il ricco salumiere ne avrebbe dati 5 di milioni. Ma mio padre rispose : che per lui valevo il mondo intero >> ; . Col senno di poi da adulta ringraziai mio padre per la risposta che dette a quel compratore di bambini, che finì per adottare una orfanella del vicino orfanotrofio, e le lascio un’ingente eredità alla sua morte.
Però passai vicino alla ricchezza, che mi sfiorò, ma non mi prese per mano…

continua…

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